Giro, lo sprint di Cavendish

A qualcuno potrà anche non piacere caratterialmente, con quell'aria da bulletto di periferia che esibisce sin troppo spesso (e che però nasconde una certa fragilità interiore), ma nessuno potrà obiettare sul fatto che Mark Cavendish sia un grande velocista. Le sue sfide con Alessandro Petacchi infiammano da un paio d'anni il Giro, e ieri a Teramo la disputa si è arricchita di un nuovo capitolo, dopo la vittoria di Petacchi a Parma (contestata - chissà perché - dal britannico). In Abruzzo, al termine della frazione partita da Termoli e animata da una lunga fuga a tre (Cazaux, Beppu e Krivtsov, ripresi a 11 km dal traguardo), si è imposto per l'appunto Cavendish, rendendo la pariglia a Petacchi e siglando la terza vittoria di una stagione non facile per lui (in squadra gli è esploso il giovane Goss, che conquistando la Sanremo ha messo un po' - per non dire parecchio - in ombra il suo capitano). Ma come già abbiamo visto in passato, anche quando sembra impastoiato in periodi complicati, Mark ha la grinta per saperne uscire. La volata di Teramo, preceduta da un tentativo d'anticipo di Millar dai -3 fino all'ultimo km, è vissuta tutta sulla sfida tra l'inglese e Petacchi. Quest'ultimo non si è inteso al meglio con l'apripista Hondo, ed è stato costretto a rimanere al vento troppo presto. Cavendish, che era ben piazzato alla ruota dello spezzino, non chiedeva di meglio: rimasto coperto fino ai 200 metri, solo al momento giusto Mark si è lanciato, risultando imprendibile per AleJet, il quale, nello sfiatato finale, si è fatto superare anche da Ventoso. Tanta Italia (e spesso giovane) tra i piazzati: quarto Ferrari, quinto Appollonio (neanche 22enne), sesto Chicchi, ottavo Modolo (quasi 24 anni), decimo Gatto (26 anni): come dire che nelle volate più difficili (l'arrivo teramano tirava un po' all'insù) abbiamo un futuro garantito. Dovrebbe avercelo, nell'immediato, anche la maglia rosa di Contador: ma fossimo nel madrileno non dormiremmo sonni tranquilli in vista della tappa di oggi, 144 km da Tortoreto Lido a Castelfidardo, attraverso mille strappetti appenninici. Se Contador ha un punto debole, è la squadra: con un po' di fantasia, Nibali e Scarponi potrebbero provare a metterlo in mezzo architettando qualche trappola sui saliscendi marchigiani. Un tentativo non sarebbe folle; semmai, necessario.