Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Fabrizio Fabbri Si ammaina il tricolore dai playoff Nba che dopo il primo turno, con Andrea Bargnani già in vacanza complice l'annataccia di Toronto, ha visto uscire gli Hornets di Belinelli e i Nuggets di Gallinari.

default_image

  • a
  • a
  • a

Infattise Bargnani i playoff li aveva già giocati in due edizioni, le sue prime nella lega, per Belinelli e Bragnani s'è trattato di un vero e proprio ballo dei debuttanti. Ai due virgulti, che riempiono di speranza il cuore del ct Pianigiani in vista degli Europei di Lituania, hanno giovato le mosse di mercato che, in tempi diversi, li hanno portati a cambiare casacca. Belinelli infatti è finito a New Horleans dall'inizio della nuova stagione trovando la giusta collocazione in una franchigia impostasi come grande sorpresa. Al fianco di quello che molti ritengono il più forte playmaker della Nba, Chris Paul, il ragazzo di San Giovanni in Persicelo è esploso. «Più riesco ad armare la mano dei miei compagni - ha detto Paul parlando della guardia emiliana - più godo di maggior libertà in campo. L'importanza di avere un tiratore come lui nel nostro attacco è essenziale, perché punisce i raddoppi e ci permette di allargare il gioco. La sua stagione è stata molto buona. Marco è un giocatore completo con grandi doti di passatore che spesso tanti non notano. Mi stupisce il fatto che nelle passate stagioni non abbia trovato il giusto spazio». Per Beli un playoff eccellente, chiusosi con la sconfitta nella serie per 4-2 a favore dei Los Angeles Lakers, con cifre di tutto rispetto: 9.7 punti media e high nella post season con un significativo 21 nella casella realizzativi in gara-2. Bene Belinelli, dunque, benissimo Danilo Gallinari. Nel dopopartita il giocatore ha mostrato tutto il suo disappunto dopo la grande occasione persa di allungare la serie contro Oklahoma in una gara 5 che ha visto i Nuggets sprecare un +9 a poco meno di 4' dalla fine, sta a significare tutta la rabbia che alberga nel più fulgido talento espresso dal basket italiano nell'ultimo ventennio. Lasciata la pressione di New York, i rimbrotti di una stampa esigente e partigiana e le gerarchie di uno spogliatoio simile a una polveriera, Gallo è approdato alla corte di un coach-insegnante come George Karl che lo sta portando, grazie anche a una schiena che non fa più i capricci, verso la definitiva maturazione: con i complimenti anche di un fuoriclasse come Kevin Durant, alla fine autentico dominatore di una serie equilibrata più di quanto non dica il 4-1 per Oklahoma (100-97 la decisiva gara-5). Non si parlerà quindi italiano nelle prossime semifinali di Conference, ma lo slang dei paisà, in attesa che alla tavola torni a sedersi anche Bargnani, è ora una lingua assolutamente negli Usa.OREDROB:#[email protected]%@

Dai blog