Filosofia Napoli Avanti adagio

L'aggettivo migliore per definire il Napoli è «imprevedibile». Imprevedibile in attacco, certo. Ha tre giocatori capaci di qualunque cosa. I difensori non hanno ancora capito come marcare Cavani, il quale a sua volta sembra baciato dal Singore. Lavezzi è velocissimo, Maradona gli ha dato il permesso a prendere pure la maglia numero 10. Hamsik va col destro e con il sinistro indifferentemente. In fin dei conti è una squadra con la quale ancora il campionato non è riuscito a fare i conti e prendere le contromisure. Persino (o meglio, soprattutto) le grandi hanno sofferto un gioco così aggressivo, molto fisico, molto palla a terra e accelerazioni improvvise, le ripartenze brucianti grazie agli esterni come Maggio che spingono continuamente ma allo stesso tempo sono capaci di fare gli aggiunti della difesa a tre, trasformandola in una saracinesca a cinque. Imprevedibilità e anima, coraggio, non mollare mai, concetti che Mazzarri ha fatto entrare nella testa dei suoi uomini fin troppo bene visto quanto la squadra è diventata letale nei minuti di recupero. La domanda che ora si impone è: fino a dove? Fino a dove può arrivare questo Napoli? Interrogativo che chiama indirettamente un secondo quesito: quanto può durare? Il Napoli avrebbe indubbiamente bisogno di rinforzi. Non può continuare quel gioco per tutta la stagione. Anche perché è secondo in classifica, ancora in corsa nell'Europa league e anche in Coppa Italia, per la quale proprio domani avrà una delle partite-verità contro l'Inter (l'altra sarà con la Roma in campionato a metà febbraio). E i sostituti presi non sembrano all'altezza. Anche Sosa e Ybda sono andati in campo da titolari senza grandi risultati. Dunque, gli acquisti. Arriverà un difensore. Forse anche un centrocampista. Si vedrà. Quel che è sicuro è che Napoli e il Napoli hanno cambiato filosofia. Un passo alla volta. Stiamo con i piedi per terra. Niente follie. Passo dopo passo, senza correre. Dice il presidente Aurelio De Laurentiis: «Abbiamo già fatto tanta strada, dobbiamo sognare, ma non vivere di sogni. Lo scudetto? È una parola che lasciamo volentieri ai giornalisti, l'obiettivo del Napoli è scendere ogni volta in campo per vincere e fare il proprio dovere, regalando così le soddisfazoni che meritano i nostri tifosi». E ancora sempre sul low profile: «Il Napoli non è l'anti-Milan. Deve andare avanti per la propria strada, con un gruppo compatto, perchè se la vuole giocare su tutti e tre i fronti in cui è impegnato (campionato, Coppa Italia ed Europa League, ndr)». «Il mercato? Il Napoli si rafforzerà di anno in anno come ha fatto sinora e sfrutterà ogni finestra di mercato se dovesse individuare degli elementi ideali in grado di portare un valore aggiunto al progetto». Insomma, calma e gesso. E la città lo ha capito. La parola scudetto è bandita. A girare per le strade si vede qualche bandiera, ma solo biancazzurra. Niente tricolore. Nessun paragone con il Napoli di Maradona, con le follie di quegli anni, con gli eccessi, la sbrasate, le mattate. No, la differenza con quel Napoli è proprio che quello di oggi non vive su un solo uomo ma sul gruppo, si diverte e ha un pizzico di sana incoscienza. Che è l'anticamera dell'imprevedibilità.