Leonardo: scudetto si può

Iericonferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore: si respira il clima delle grandi occasioni, sul tavolo la Coppa del Mondo per Club. Il presidente Massimo Moratti infrange un protocollo consolidato e - per la prima volta in sedici anni - presenzia all'insediamento di un nuovo coach, tenendo a battesimo il giovanotto brasiliano chiamato a guidare i campioni del Mondo e d'Europa. «Leonardo - scherza Moratti - mi ha obbligato a essere qui. E io sono venuto». Piccola «gaffe» del presidente (euforico) che - nel cedere la parola a Leonardo - lo chiama «Ronaldo», ma si corregge immediatamente. «È una situazione molto affascinante. Sono tredici anni - sono le parole di Leo - che vivo e lavoro a Milano e sono molto emozionato. Io sono un romantico. Non cercavo un lavoro, ma qualcosa che potesse stimolarmi tanto. Alla rimonta scudetto ci credo eccome, basta poco per inserirsi nel gruppo delle prime squadre». Kakà non sembra destinato all'Inter: prima - è il Leonardo-pensiero - deve fare bene a Madrid, poi si vedrà. L'allenatore dell'Inter riafferma il desiderio di libertà che lo ispira. «Ho sempre cercato di essere una persona libera, con la mia identità. Ho tante cose in comune con il Milan, ringrazierò sempre il club rossonero nel quale sono stato calciatore, dirigente e allenatore». Ma ora vuole iniziare la sua nuova vita in neroazzurro da uomo libero.