Rivincita Doni prima dell'addio

.«Doni è il più forte» si sente ripetere nella città che dimentica ogni cosa. La stessa che ha scaricato in fretta uno rimasto in campo per un anno con un ginocchio a pezzi, che lo ha fischiato appena una settimana fa e ora, improvvisamente, è pronta a rinnegare l'amore per Julio Sergio, «perché lui è fortunato ma Doni, si sa, è un'altra cosa». Non lo dicono solo i tifosi. In passato Totti è intervenuto per difendere il suo compagno, mentre domenica sera De Rossi si è spinto a dire che «Alexander è il più forte con cui abbia mai giocato dopo Buffon». Forse anche Ranieri l'ha sempre saputo. Eppure da quando è arrivato a Trigoria gli ha messo davanti altri due portieri. Cos'è successo? Doni non ha mai accettato il «sorpasso» di Julio Sergio e l'allenatore non ha gradito certi suoi atteggiamenti. Ma c'è dell'altro. Tanto altro. Storie di clan, di lotte intestine tra procuratori, rilanciate dalle radio «megafono» con campagne d'odio senza che la società intervenisse mai. La sintesi perfetta l'ha fatta proprio De Rossi, uno che non parla mai a caso. «Doni ha pagato le follie di questa città. Ha dato tutto per la squadra, ha giocato bene e male, a volte lo ha fatto da infortunato come sanno tutti quanti, ma ha pagato qualche pappone che andava in giro per le radio a fargli terra bruciata intorno parlando male di lui e dicendo che aveva problemi nello spogliatoio mentre non era così». Una presa di posizione così forte spetterebbe ai dirigenti. Ma nella Roma funziona così. Da anni. Neanche Ranieri sabato scorso se l'è sentita di mettersi contro certe dinamiche. «Chiedete alla società» il dribbling del tecnico. A Milano Doni è riuscito ad estraniarsi da tutto e giocare la sua partita. Ha fermato Ibrahimovic e preso freddo per il resto della serata. «È stato come un nuovo esordio. Nell'occasione di Ibra - ha raccontato domenica notte - sono stato bravo a restare in piedi. È andata bene e ringrazio De Rossi per le sue parole». Da oggi è in vacanza in Brasile con la famiglia e non sa ancora dove comincerà il 2011. «Il mio futuro lo conosce soltanto la società». Probabilmente non sarà a Trigoria: il suo nome è nella lista di quelli da vendere. Doni guadagna troppo per essere una riserva, 4,1 milioni lordi più premi, e ha altri due anni di contratto (c'è una clausola di rinnovo fino al 2013). Bisogna allegerire il bilancio per favorire la cessione del club e Unicredit ha suggerito di vendere il portiere oltre a Baptista, Adriano, Cicinho, Loria e Antunes. Tra questi Doni è quello che ha più mercato. Lo vogliono il Malaga e l'Aston Villa e lui è pronto a fare le valigie pur essendo legatissimo a Roma. La parola spetta alla società. Almeno su questo.