Rebus Ranieri

Sembrava una formalità. Una questione così facile che, per usare le parole della Sensi a inizio settembre, «basterà una stretta di mano per risolverla». E invece tre mesi dopo il rinnovo di contratto è diventato una chimera per Claudio Ranieri. Vuoi per l'incertezza sul futuro societario, vuoi per l'indecisione della Sensi che ora non può (o non vuole?) mantenere la parola data al tecnico alla fine della scorsa stagione, fatto sta che la famosa stretta di mano non è arrivata e a questo punto non si può affatto escludere che a giugno si passi direttamente ai saluti. I soldi, per una volta, non c'entrano. La Roma e Ranieri una bozza di accordo economico ce l'hanno da tempo: rinnovo biennale, con stipendio aumentato a 2,3 milioni di euro netti più premi per altri cinquecentomila euro a stagione. A settembre, ottenuto il benestare di Unicredit, erano stati limati i dettagli con l'avvocato che assiste l'allenatore ma l'appuntamento per la firma è slittato all'infinito. L'inizio di ottobre sembrava il momento giusto e invece è arrivato un altro rinvio. Ultimamente la Sensi e Ranieri si evitano. L'altro ieri, per esempio, la presidentessa è passata per Trigoria ma non ha parlato con il tecnico. Che è molto deluso. Ma non molla: sa che ormai la scelta sul suo futuro verrà presa dalla nuova proprietà e che per convincerla ha ancora sei mesi di tempo. I risultati faranno la differenza. Quelli ottenuti finora, almeno dal punto di vista numerico, danno ragione al tecnico di San Saba: nessuno ha fatto meglio di lui alla Roma nelle prime 50 partite di campionato, in cui Ranieri ha ottenuto 30 vittorie, 12 pareggi e appena 8 sconfitte (fonte laroma24.it). Serve un altro filotto per scacciare i fantasmi del successore (Ancelotti e Guardiola hanno rimpiazzato Lippi e Leonardo) e tenersi la «sua» Roma. Il rinnovo dell'allenatore è solo uno dei tanti nodi che il prossimo presidente dovrà sciogliere. Mexes, Perrotta e Cassetti sono in scadenza, De Rossi, Menez e Riise, tanto per citarne alcuni, ci andranno la prossima stagione. Adriano no ma i propositi di fuga sono già iniziati. «Se il ragazzo mi dirà che ha voglia di giocare nel Corinthians - ha detto il procuratore del brasiliano Gilmar Rinaldi - io farò di tutto per accontentarlo». Serve altro?