Il tridente dei sogni

Seigiornate di gara, da domani a domenica 1° agosto. 73 gli italiani iscritti, e qualche possibilità, per i colori azzurri, di sottrarsi all'horror vacui di cui fu preda nella scorsa stagione con lo zero assoluto fatto registrare, quanto a medaglie, ai Mondiali di Berlino. Il panorama continentale non è al momento proibitivo, e la premessa lascia discreti margini di inserimento dei nostri migliori ai vertici delle classifiche. Vale per Alex Schwazer nelle due gare di marcia, 20 e 50 chilometri, per Andrew Howe nel salto in lungo, per Antonietta di Martino nell'alto, per la staffetta veloce maschile. Non è molto, ma è quanto passa il convento, salvo sorprese. Nella storia degli Europei, l'Italia ha sovente recitato ruoli da protagonista. Lo fu dall'inizio, organizzando magistralmente a Torino la prima edizione del '34 in uno stadio edificato in soli sette mesi, confermando la supremazia internazionale di Luigi Beccali nella più classica delle prove di mezzofondo ed aprendo la strada, quattro anni dopo, al primo successo femminile sottoscritto sulla pista viennese da Claudia Testoni. Lo fu nell'immediato dopoguerra, consacrando sulla pedana del lancio del disco, con tre affermazioni consecutive, l'immensa classe di Adolfo Consolini e, sulle strade di Bruxelles, l'irripetibile stile di marcia di Pino Dordoni. Lo fu ancora più avanti, con le doppie affermazioni di Pamich ed Ottoz e quelle di Morale e Frinolli, e poi di Pietro Mennea, Sara Simeoni e Venanzio Ortis nella gelida Praga estiva del 1978. E poi ancora di Cova e Stefano Mei, di Gelindo Bordin, primo ad affermarsi in maratona, di Salvatore Antibo nella Spalato del 1990, forse la migliore edizione in assoluto, 12 medaglie per l'Italia, la bellezza di trenta finalisti e le vittorie del cavallino berbero di Altofonte su 5 e 10 mila, di Francesco Panetta nelle siepi, di Anna Rita Sidoti nella marcia e ancora di Bordin. Superstiti dell'ultima edizione di Göteborg, entrambi segnati dall'affermazione, Howe e Stefano Baldini. Sulle strade svedesi, il maratoneta replicò il primo posto segnato a Budapest otto anni prima, aggiungendo un altro segno della sua classe al successo olimpico del 2004. Dei due, a Barcellona, solo il lunghista è in condizione di difendere il titolo. Per il maratoneta, trentanove anni compiuti a maggio, l'impegno in terra catalana sarà l'ultima firma di una carriera che ha pochi confronti nella storia ultracentenaria della specialità.