Messico, una difesa rocciosa

Messico verde, come i suoi giovani e come la serenità che avvolge l'ambiente da quando in panchina c'è Javier Aguirre. I messicani sanno di avere dei limiti, ma l'impressionante serie di vittorie consecutive nella fase di preparazione e un'invidiabile solidità difensiva li propone come possibili qualificati del gruppo A. Protagonisti del match di inaugurazione l'11 giugno contro i padroni di casa del Sudafrica, i messicani hanno tutte le possibilità di fare bella figura visto il girone non proibitivo. Nella loro storia sono stati presenti ben 14 volte ai mondiali, arrivando peraltro ai quarti soltanto da paese organizzatore (1970 e 1986), ma un accesso agli ottavi, come nelle ultime quattro edizioni della coppa del mondo, sarebbe già soddisfacente. Eppure l'avventura mondiale era cominciata nel peggiore dei modi per i messicani, tra sconfitte e polemiche, prima che Aguirre tornasse sulla panchina a metà delle qualificazioni al posto di Sven Goran Eriksson. La situazione è cambiata totalmente, così come era stato - sempre con Aguirre - alle qualificazioni per Corea-Giappone 2002. Una serie di cinque vittorie consecutive con il ct appena licenziato dall'Atletico Madrid li ha riportati in alto facendogli chiudere il girone al secondo posto, a un punto dagli Stati Uniti. Il segreto di questa squadra sembra essere il mix azzeccato di pochi e selezionatissimi giocatori esperti attorniati dai giovani più promettenti del paese. È in questa luce che si spiega la rinnovata fiducia all'attaccante simbolo, Cuauhtemoc Blanco, quasi 37 anni. L'uomo della «cateminha», gesto tecnico al limite del regolamento (pallone trattenuto fra i piedi mentre si salta l'avversario) si era ritirato ed è tornato per giocare con Aguirre. I più affermati, come Rafael Marquez e Carlos Vela, saranno sostenuti dalla corsa e dalla vivacità delle nuove leve, Guillermo Ochoa, Efrain Juarez, Andres Guardado e Giovani dos Santos, tutti nomi usciti dalla nazionale Under 17 campione del mondo nel 2005 in Perù.