Quinto alloro consecutivo, un'impresa riuscita in passato soltanto alla Juventus e al Grande Torino scomparso nella nebbia di Superga.

Conquel finale al veleno, le aggressioni di Catania, la sensazione di essere stati defraudati di un titolo strameritato, per eventi non sempre riconducibili a espressioni tecniche, la bilancia dell'equità sportiva viziata da qualche spintarella poco limpida. Restano nel cuore e nella mente del popolo giallorosso, accorso a Verona a sostenere l'estrema fonte di speranza, quei capolavori balistici di Vucinic e De Rossi, espressione del calcio bello e produttivo che Ranieri ha insegnato ai suoi discepoli. Nulla di intentato è rimasto, per ventuno minuti lo scudetto si era trasferito a Roma, prima che l'ennesima impresa stagionale di Diego Milito riportasse tutti sulla terra, riducendo a esercitazione accademica quel che restava da giocare al Bentegodi. Dove la Roma ha sentito di colpo il peso di una stagione condotta all'ultimo respiro, fuori azzoppati Motta, Cassetti e De Rossi, in campo per onor di firma Vucinic e Pizarro dopo l'esaurimento dei cambi. Un segnale chiaro su quelle che erano le rispettive disponibilità delle due protagoniste della lunga volata verso lo scudetto. Stavolta, a differenza di due anni fa, non hanno ragion d'essere né recriminazioni né rimpianti, legittima la vittoria della corazzata interista, una vittoria costruita sulle straordinarie risorse dell'organico, illustrate anche dalla possibilità di impegnarsi su tre fronti, e stavolta a pieni voti, senza subire flessioni. Mourinho ha già in cassaforte due «tituli», l'augurio è che possa realizzare anche l'impresa che per l'Inter è la più prestigiosa, sarebbe un grande aiuto per mantenere quattro squadre italiane nella Champions anche fra due stagioni. Alle spalle, per la Roma alla quale molti complimenti hanno rivolto alla fine gli interisti, una stagione fantastica in relazione alle premesse e alle risorse. Guardare avanti con propositi ambiziosi diventa esercizio difficile, una volta che l'organico è fatalmente destinato ad assottigliarsi, senza che la casse sociali promettano adeguate forme di rinnovamento. Da verificare come Ranieri potrebbe accettare una stagione transitoria, saranno decisivi i già annunciati contatti con la presidenza per conoscere disponibilità e programmi, per tenere lontane le sirene azzurre dalle orecchie di un tecnico che ha confermato qualità straordinarie. Non soltanto per le protagoniste è tempo di bilanci, anche se quello dell'Inter attende ancora il verdetto del Bernabeu. Per restare dalle nostre parti, la Lazio dovrà lavorare tanto sul proprio futuro, assicurare a Edy Reja, protagonista della salvezza, un meno pletorico organico e un meno precario livello qualitativo. Mentre la Sampdoria giustamente celebra, con Cassano a guidare le danze con Garrone e Delneri, il ritorno nell'Europa che conta, motivi di meditazione non mancano al Milan. L'affetto tributato a Leonardo dalla folla di San Siro sottolinea gli errori di gestione della società, aggravati dagli atteggiamenti di un patron che considera se stesso il miglior tecnico in circolazione. La Juve aveva messo alla porta Claudio Ranieri, la sua stagione può celebrarla per un record eguagliato, le quindici sconfitte di quasi quarant'anni fa, e per le mascalzonate continue dei suoi teppisti mascherati da tifosi. Tanti auguri a Delneri e Marotta, dovranno ricostruire su macerie fumanti. Gianfranco Giubilo