Il fallimento del calcio italiano

Certoche è buffo, vedere l'Italia calcistica aggrapparsi a Josè Mourinho: il più contestato, accettato senza riserve dagli interisti ma, per la verità, anche dalle persone che rispettano l'intelligenza e l'ironia. Dunque ci resta soltanto l'Inter, per scansare l'incombente fallimento in Europa, con pesanti rischi di perdere un posto in Champions tra due stagioni. Con un pizzico di cinismo si può anche dire che non sarebbe la soluzione più infelice, viste le figure barbine diligentemente collezionate nella più importante competizione europea. Ci resta una presenza in Europa League, ma questo non è un dramma, nell'ottica delle squadre che hanno urgenze non trascurabili in campionato. Molte attenuanti per la Fiorentina, che nel doppio confronto avrebbe ampiamente meritato il passaggio del turno, finché l'Uefa manda ancora in giro gente come l'orco Shrek, Ovrebo per gli amici, per non parlare di Hansson, difficile pensare che politicamente l'Italia conti qualcosa nell'Uefa di Platini. All'Old Trafford, il Milan è salito già battuto, dopo avere perso alla vigilia il suo miglior difensore, Alessandro Nesta, ma anche Pato che ha dovuto lasciare una problematica ribalta al catastrofico Huntelaar. Fanno male le proporzioni del disastro, ma l'addio all'Europa era annunciato dal match di andata, nonostante la conclamata fiducia a un ribaltamento del risultato. Ma almeno le formazioni italiane hanno rispettato il vecchio principio secondo il quale il danaro non regala felicità, se non ai fortunati che vendono giocatori al Real Madrid: società nella quale l'imperativo è considerare difesa a centrocampo orpelli superflui. Venduti, negli anni, Cambiasso, Makelele, Samuel, quando il tonfo si produce è puntualmente fragoroso, lo ha dimostrato l'ordinato, attento, equilibrato Lione. Una piccola consolazione, per l'Italia, in fondo è bello sapere che a questo mondo non tutto si può comprare. E dunque ben tornato il nostro campionato, incerto quanto basta per non farci invidiare il costante duopolio spagnolo. Già stasera in campo l'Inter, che avrà poi tre giorni per preparare la trasferta allo Stamford Bridge, appuntamento storico. A Catania, contro una formazione tornata a guardare alla salvezza con motivata fiducia, partita delicata, anche per dimenticare la recente pareggite, che ha aperto spiragli, magari esigui, al Milan e perfino alla Rometta nostra.