Miller tris olimpico

VANCOUVER I Giochi di Vancouver continuano a essere avari di soddisfazioni per l'Italia, ancora ferma a un argento e tre bronzi. Tante le delusioni, a partire dallo sci alpino, dove la supercombinata di ieri sembrava potesse mettere fine alla maledizione che vede gli azzurri non andare a medaglia da Lillehammer '94, con l'argento conquistato da Alberto Tomba nello slalom. Al termine della discesa Dominik Paris era secondo, alle spalle di Svindal, ma la seconda manche ha rivoluzionato tutto, consegnando l'oro a Bode Miller, al terzo podio in questa edizione (argento nel SuperG e bronzo nella libera) davanti al croato Ivica Kostelic e allo svizzero Silvan Zurbriggen. Alla fine il migliore degli italiani è Christian Innerhofer, ottavo, Paris sbaglia tanto e finisce solo 13° mentre Peter Fill e Manfred Moelgg non terminano nemmeno la gara. Ennesima amarezza insomma, ma anche da fondo e pattinaggio di velocità arrivano solo brutte notizie. L'esordio olimpico di Giorgio Di Centa e soci è tutt'altro che eccezionale, con la 30 km a inseguimento maschile dominata dagli svedesi. Marcus Hellner e Johan Olsson portano a casa, rispettivamente, oro e bronzo (in mezzo si piazza il tedesco Tobias Angerer) mentre gli azzurri restano fuori dalle posizioni che contano: Di Centa è 12°, Piller Cottrer 14°, più indietro Thomas Moriggl (24°), male David Hofer (53°) che prendeva il posto dell'infortunato Checchi. Se il fondo non sta in salute, preoccupa il pattinaggio di velocità dove Enrico Fabris, dopo il settimo posto nei 5.000, riesce a far peggio nei 1.500. Al via da campione olimpico in carica, il trevigiano chiude decimo (12° invece Matteo Anesi), lontano dai migliori. «Con la testa c'ero - ha provato a spiegare a fine gara - avevo la determinazione e la carica che servono per le Olimpiadi ma a questo punto devo credere di non essere in uno stato di forma eccezionale. Nella vita di un atleta ci sono periodi sì e periodi no, questo per me è un periodo no. Ma sono ancora fiducioso per i 10.000 e la staffetta». Ad assicurarsi l'oro nei 1.500 è, a sorpresa, l'olandese Mark Tuitert, che beffa il primatista mondiale e tre volte iridato Shani Davis, solo argento come a Torino, mentre è terzo il norvegese Havard Bokko. Male anche lo short track: nei 1.000 Nicolas Bean, Nicola Rodigari (squalificato) e Yuri Confortola escono tutti nelle batterie, tra le donne Katia Zini e Cecilia Maffei si fermano ai quarti nei 1.500, Arianna Fontana non va oltre la semifinale. A festeggiare è la Corea del Sud con 4 medaglie, argento e bronzo con Eun-Buyl Lee e Seung-Hi Park nei 1500 (vittoria della cinese Yang Zhou) e oro e argento nei 1.000 con Jung-Su Lee (nuovo record olimpico) davanti al connazionale Ho-Suk Lee mentre Apollo Anton Ohno (bronzo) diventa, col settimo podio olimpico in tre edizioni, l'atleta statunitense più medagliato di sempre ai Giochi Invernali.