Alessandro Fusco DUBLINO Lasciare Roma sotto un cielo di piombo e trovare un radioso sole a Dublino potrebbe far credere che il mondo sia sottosopra.

Loscorso anno O'Driscoll e soci conquistarono il Sei Nazioni con un Grand Slam storico, il primo dal 1948, che venne festeggiato sull'isola per settimane. Oggi la squadra rigenerata dal coach Declan Kidney si presenta al suo meglio. Talento a profusione - soprattutto nell'impressionante reparto dei tre-quarti - perfetta organizzazione in mischia, rimessa laterale siderale, nonostante l'assenza dell'ultima ora di O'Callaghan sostituito dall'esperto Cullen. L'unico reparto in cui gli Azzurri prevalgono è la prima linea dove Castrogiovanni sarà un incubo per Healey, Perugini metterà in crisi l'anziano Hayes e Ghiraldini è superiore a Flannery. Per il resto, l'Italia punta molto sulla nuova consapevolezza che trasuda dalle dichiarazioni di tutti i componenti della spedizione. «Questa appena conclusa è sta la migliore preparazione al torneo da quando sono qui - chiosa il ct azzurro Mallett - la squadra non fece bene lo scorso anno. Troppi errori condizionavano la prestazione. A giungo e a novembre abbiamo saputo dare una continuità nelle prestazioni, non nei risultati, finora mai avuta. Ora il test con l'Irlanda arriva a proposito per mettere alla prova i nostri miglioramenti». Per l'Italia che ha cronici problemi nel fare punti, l'assenza di un calciatore affidabile si sta facendo gravosa. «A novembre abbiamo avuto una percentuale di trasformazione del 55%, troppo bassa. Per domani abbiamo deciso di affidarci a Mirco Bergamasco che ha lavorato molto in questi mesi e ha dimostrato di voler prendere questa responsabilità». A proposito di Bergamasco, Mauro è ormai uno dei veterani della squadra ed ha ripercorso le dieci edizioni passate: «Abbiamo avuto alti e bassi nelle prestazioni, mentre nei risultati siamo stati scarsi. Il gruppo ha acquisito maggiore fiducia negli ultimi otto mesi, quando siamo riusciti ad essere molto continui nel livello delle prestazioni. Vero, facciamo fatica a produrre punti ma il lavoro fatto sul campo pagherà presto i suoi dividendi». La squadra non è ancora omogenea e c'è differenza tra il livello degli avanti e quello dei tre-quarti. «Sarei bugiardo se dicessi che non lo notiamo - spiega Bergamasco - e cerchiamo di affrontare la questione nell'unico modo possibile:lavorando insieme a aiutandoci l'un l'altro, sia come singoli che come reparti. Sappiamo troppo bene che le difficoltà si superano così». Anche quest'anno il Sei Nazioni ha prodotto il suo piccolo miracolo: oggi saranno più di 6.000 gli italiani che canteranno l'inno di Mameli al Croke Park al seguito di una squadra che si fa amare nonostante vinca un match ogni tredici. Nel paese del «risultato a tutti i costi», una meraviglia.