L'anno di Valentino e del nono mondiale

Vincere un mondiale è una cosa difficile, ripetersi è da Campioni con «C» la maiuscola. Farlo per nove volte, è da fenomeno. Il campionato MotoGP 2009 è stato vinto da Valentino Rossi che ha così messo in bacheca il nono titolo iridato della carriera, il settimo nella massima categoria.   L'avventura 2009 del Dottor Rossi è stata una sinfonia di forza ed intelligenza nella quale ha dovuto fronteggiare gli attacchi dei due «ragazzini terribili» Casey Stoner e Jorge Lorenzo. Rossi nell'arco della sua carriera non era mai stato sottoposto ad una tale pressione ed è stato lo stesso Rossi ad ammettere che la stagione appena conclusa è stata la più dura della sua carriera: «Stoner e Lorenzo sono i due avversari più forti che io abbia mai incontrato», segno che il folletto di Tavullia ha dovuto faticare non poco per venire a capo del mondiale 2009. Un mondiale che ha regalato emozioni a non finire come la perla da cineteca del sorpasso di Rossi su Lorenzo, all'ultima curva del gran premio di Spagna sul circuito di Barcellona, un dimostrazione di forza che ha disorientato anche una roccia come Lorenzo. Lo spagnolo ha il merito di non aver mai mollato, neanche dopo tremende cadute ed errori da principiante, Jorge inoltre nel corso della stagione ha saputo imparare dai suoi errori riuscendo a contendere il titolo a Valentino fino alla penultima gara. Diversa invece la stagione di Casey Stoner iniziata con la vittoria nella prima gara in Qatar, alla quale ha fatto seguito quella nel gran premio d'Italia al Mugello davanti ad una folla di Ducatisti. Da quel momento in poi però il «canguro mannaro» ha sofferto una serie di disturbi fisici che lo hanno debilitato costringendolo a saltare tre gare. Stoner è tornato alla grande ad inizio ottobre dopo 2 mesi di stop, vincendo 2 degli ultimi 4 gran premi della stagione. Per il 2009 sono stati loro 3 i protagonisti lasciando agli altri le briciole: da anni non si vedeva una stagione così combattuta, e probabilmente il 2009 ha segnato l'inizio di una nuova stagione per la MotoGP in cui negli anni a seguire ne vedremo delle belle. Rossi, il più anziano del gruppo, sarà ancora al suo posto a dar battaglia perché come lui stesso ha affermato «la mia longevità agonistica viene dalla passione e dal divertimento che provo nel guidare e nel confrontarmi con gli avversari». Nella 250 il nostro Marco Simoncelli non è riuscito a confermarsi campione del mondo, ed ha dovuto abdicare in favore del giapponese Hiroshi Aoyama che ha portato in casa della Honda un mondiale 250 gonfio di significato, visto che è stato l'ultimo della storia. Se da un lato rimane l'amarezza per Simoncelli, dall'altro c'è soddisfazione perché dietro il giapponese Aoyama c'è l'italianissimo team Scot, animato da tecnici ed ingegneri italiani. La stagione vedeva tra i favoriti oltre al nostro SuperSic la coppia spagnola Bautista – Barberà: i due spagnoli hanno cominciato il mondiale in ottima forma, tanto da aggiudicarsi uno a testa i primi due gran premi.   Ma quando la stagione è entrata nella fase più «calda» si sono sciolti come neve facendo perdere le proprie tracce. Il solo a mantenere le promesse di inizio anno è stato Marco Simoncelli che però ha commesso qualche errore di troppo. Complimetni ad Aoyama che ha saputo fare della costanza di rendimento la propria arma migliore ed al team Scot dunque, ma una tiratina d'orecchie al nostro Simoncelli è doverosa: sul mondiale del simpatico pilota di Cattolica pesano come un macigno i 5 «zeri» in classifica, che tradotti sarebbero potuti bastare per vincere il mondiale a mani basse. Simoncelli ha compromesso la prima parte di campionato a causa di una frattura al polso destro procurata mentre si allenava con la moto da cross, poi gli errori in gara (in verità non tutti per colpa sua) hanno fatto il resto. Nonostante tutto Simoncelli ha confermato, qualora ce ne fosse ancora il bisogno, che è un pilota veloce e capace di guidare costantemente ad alti livelli, e questo fa ben sperare per la sua nuova avventura in MotoGP. Altre soddisfazioni per i colori italiani sono arrivate da Mattia Pasini che nonostante le disavventure finanziarie del Team Toth è riuscito a disputare una stagione al vertice impreziosita dalla stupenda vittoria nel gran premio del Mugello. In 125 Julian Simon ha vinto il mondiale degli spagnoli, sembra uno scherzo ma a ben guardare la classe «cenerentola» del mondiale è diventata un terreno di conquista per i piloti iberici che hanno monopolizzato la 125: oltre al campione Simon, gli altri protagonisti sono stati Gadea, Terol, Espargarò e Marquez tutti molto agguerriti, tutti quanti spagnoli. La stagione è vissuta su un duello interno tra la colonia spagnola, nella quale si sono inseriti l'inglese Bradley Smith e il nostro Iannone. Per dire la verità Andrea Iannone aveva iniziato la stagione con due vittorie nelle prime due gare, un cammino che faceva ben sperare per le sorti del giovane pilota abruzzese. Problemi tecnici e troppa esuberanza hanno poi tarpato le ali ai sogni iridati del pilota di Vasto. Simon è invece maturato strada facendo: per lui la prima vittoria è arrivata alla quarta gara, e da lì in poi ha sempre navigato intorno alle posizioni di vertice accumulando pian piano un vantaggio incolmabile per gli avversari. Peccato per la stagione «no» del romano Simone Corsi partito per vincere il mondiale o almeno provarci.   Nello scorso inverno il pilota italiano si è trasferito in un team spagnolo che non è mai riuscito a consegnargli una moto competitiva, i rapporti si sono incrinati fino al divorzio. Corsi ha quindi ricominciato dal suo vecchio team e i risultati non sono mancati come testimonia il terzo posto nel gran premio di Indianapolis. Emozioni forti anche nella stagione del mondiale Superbike, dominata da uno sconosciuto Ben Spies arrivato in Europa dal campionato americano e dopo una breve toccata e fuga con in tasca il mondiale delle derivate di serie, si prepara all'esordio in MotoGp. Spies ha stupito il mondo della Superbike riuscendo ad adattarsi perfettamente a moto gomme e tracciati per lui completamente sconosciuti. La lotta durissima con i piloti Ducati è stata avvincente, e si è risolta solo all'ultima curva dell'ultima gara lasciando tutti con il fiato sospeso. La Ducati ha nulla o poco da recriminare, se non la mancanza di una chiara gerarchia interna: Fabrizio e Haga si sono rubati punti a vicenda, e visto che il pilota giapponese ha concluso a solo 6 punti da Spies forse una strategia più conservativa avrebbe cambiato le sorti del mondiale. Oltre alla sorpresa Spies, altra grossa novità è stata quella di Biaggi e l'Aprilia che al primo anno insieme e con una moto completamente nuova, sono stati la spina nel fianco del pilota americano e della Ducati.