De Rossi: "Totti magari, Cassano non serve"

FIRENZE Si può vivere una vita da mediani, cadere e rialzarsi, vincere un Mondiale, guadagnarsi - a detta di Capello - il titolo di miglior giocatore italiano. Il tutto senza chiamarsi Cassano né dare spettacolo, e non per questo sentendosi degli «sfigati». «Antonio disse così dei ragazzi dell'Under 21 dalla quale rimase fuori - ricorda Daniele De Rossi - ovviamente nessuno di noi lo era, e poi lui è fatto così: sono dieci anni che proviamo a convincerlo che se non sei come lui non è detto tu abbia la sfiga addosso...». Il centrocampista della Roma, partita dopo partita, si è messo al centro di questa Italia pronta a volare a Dublino per la sfida decisiva verso Sudafrica 2010. «La nazionale - spiega - non ha mai dato spettacolo, non aspettatevi da noi possesso palla e gioco a due tocchi. Ma squadre compatte, personalità, spunti individuali». E allora non ci starebbe bene uno come Cassano? «Di tutti i nostri attaccanti - è sicuro De Rossi - lui è quello con più talento. Ma se parliamo del problemi del gol, attenti: in campionato segnano di più altri, sia attaccanti presenti qui in nazionale sia altri come Pazzini, che è fuori». Come dire, Cassano non è la soluzione. D'altra parte, se De Rossi ha fatto eccezione alla richiesta di Lippi di chiudere il cerchio azzurro e tener fuori qualsiasi argomento esterno, l'intenzione era quella di difendere questa nazionale, non quelle futuribili o immaginarie. Anche di fronte all'ipotesi di ritorni eccellenti, vedi alla voce Totti o Nesta. «Di un ritorno di Francesco in azzurro sarei piacevolmente sorpreso - ammette De Rossi - lui, come Nesta, è protagonista di un grande inizio di stagione. Ma alla loro età sono vaccinati, nel momento in cui hanno rinunciato alla nazionale si sono assunti una responsabilità. Con Totti ho parlato di Nazionale, ma sono cose nostre. Non rimarrà certo indifferente al fascino del Mondiale. Ora tutti riconosciamo come vero che l'addio di Totti era legato all'impossibilità di giocare 60 partite l'anno, un atto di amore verso la Roma e di serietà verso l'azzurro. Eppure tre anni fa pensavamo fosse una scusa». Ora l'Italia dei mediani ha trovato la sua quadratura. «Torno in nazionale - spiega De Rossi - più sereno di un mese fa, la Roma ha una situazione più serena. Spalletti da nazionale? Ci siamo incontrati e abbiamo parlato di tutto tranne che del suo futuro. Non so se andrà allo Zenito o al Milan, di sicuro scommetto che farà una grande carriera». Quella che meriterebbe un altro ex romanista, Francesco Rocca. «È serio, coerente, professionale, ma avevamo idee molto diverse: lui aveva problemi con me, io mi alleno anche 4 ore, ma poi per il resto rido e scherzo. E questo non lo accettava. Comunque ho gioito per la vittoria degli azzurrini nel mondiale». Quanto a tolleranza, Cassano ne mostrò poca verso la Under 21 di Gentile che non lo voleva: di quei ragazzi scrisse nella sua autobiografia attribuendo loro il marchio degli sfigati: «Non lo eravamo noi, non lo era l'Under precedente - chiude De Rossi sorridendo sereno - molti di quei giocatori sono diventati campioni del mondo. Ma lo sappiamo, è il suo modo di dire». Ma quanto è difficile mettere insieme un campione e tanti sfigati.