Profondo rossonero

MILANO - È catastrofe Milan. Dopo il pessimo inizio di campionato, e i fischi dell'ultima in casa col Bari, arriva anche il tracollo in Champions League, contro lo Zurigo, che dopo il 2-5 interno col Real dell'esordio era, ed è, destinata ad essere la squadra materasso del girone. Che fatica nello stesso campionato svizzero, ma si toglie lo sfizio di affonsare ancor di più un Milan che non segna mai, nonostante le tante e clamorose occasioni da rete, e riesce anche a difendere male, in occasione del gol subito ma anche per buona parte del primo tempo e nella ripresa, dopo l'uscita per infortunio di Nesta e l'esordio a dir poco da brividi dell'americano Onyewu. Milan che in virtù della prima, importantissima vittoria di Marsiglia rimane a galla per quanto riguarda la classifica del girone, ma per il resto deve resettare tutti e cercare quanto prima di ricominciare da zero, che ormai è la media gol della squadra di Leonardo. Che dopo dieci minuti di gioco è già sotto: calcio d'angolo per lo Zurigo e Tihinen si inventa sì un colpo di tacco pazzesco, ma da Kaladze in poi non c'è nessuno che difenda minimamente sul difensore avversario. Un disastro difensivo che rischia di ripetersi più volte, perché gli spazi sono enormi. Dall'altra parte poi ci si mette Inzaghi, che doveva invece approfittare del tirno propizio per superare Gherd Muller e diventare il miglior mrcatore europeo, a sbagliare tutto: soprattutto un gol incredibile al 19esimo, solo a porta vuota in spaccata, riesce a mandare a lato di pochissimo. Poi fallisce anche un colpo di testa non certo impossibile, così come Seedorf calcia altissima una buona chance da fuori area. Leonardo nella ripresa si gioca subito le carte Zambrotta e Ronaldinho. Il più pericoloso rimane Inzaghi, con Nesta che esce per infortunio e Pato che si divora un gol davanti al portiere, con Leoni chiamato al miracolo su Inzaghi ma dall'altra parte è durissima anche per Storari, che in più di un'occasione salva i suoi. Ronaldinho ci mette tanta voglia, l'impegno non manca, c'è pure un palo esterno di Ambrosini quasi allo scadere e uno ancora più clamoroso di Zambrotta all'ultimo secondo, ma non è proprio giornata. Anzi, periodo. O forse squadra. I fischi diventano assordanti, la crisi rossonera è sempre più profonda.