Che non sia l'ennesimo alibi

Probabilmente sperava in una svolta (societaria?) che poi di fatto non è arrivata, o forse credeva in un gesto di buonsenso della proprietà per la «sua» Roma. E invece no, tutto fermo. Quindi il ko doloroso a Genova, umiliazione contro la Juve (qui il toscano ha sbagliato a snaturare la Roma) e il colpo finale con Lobont e Zamblera ultimi «affari» di un mercato che il presidente Rosella Sensi meno di ventiquattro ore prima aveva ancora giudicato aperto. È stata probabilmente quella la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno di delusione e bile che Spalletti conservava in un angolo della sua testa comunque «complicata». Ma ora è tempo di voltare pagina e stavolta non ci sono più alibi: per nessuno. Unico ad averne diritto (in parte) è proprio Ranieri, romano doc, che metterà tutto quello che ha nella nuova avventura: per lui s'avvera un sogno che non parte però parte sotto i migliori auspici. C'è una squadra da rimettere in piedi soprattutto dal punto di vista psicologico, perchè lo scollamento delle ultime uscite tra tecnico e giocatori era apparso abbastanza evidente. Nessuno seguiva più Spalletti, forse colpevole di non aver più trasmesso ai suoi uomini gli stimoli giusti. Ma soprattutto avrà a che fare con una società, con la quale in troppi finora hanno faticato a comunicare e quasi mai si sono lasciati bene... un motivo pure ci sarà. Le casse sono vuote, le prospettive per il futuro tutte ancora da verificare e probabilmente in mano a cassieri più attenti al bilancio che non alla competitività di una squadra di calcio. Eppoi, la piazza romana tanto criticata dall'attuale proprietà, aspetta ancora il famoso progetto che già all'arrivo di Spalletti veniva preso a modello ma che nessuno ha mai tenuto a render pubblico al punto che viene il dubbio ci sia. Sembra piuttosto una navigazione a vista. Ecco, soprattutto in questo senso l'addio di Spalletti non dovrà essere un alibi, perchè il popolo giallorosso merita rispetto e vuole sapere in che direzione andrà la nuova Roma che assomiglia troppo poco alla «vecchia»: quella di Franco Sensi e del terzo scudetto. Se l'obiettivo è «galleggiare», continuare a sperare nell'elemosina altrui (Burdisso docet) e sognare al massimo una posizione di rincalzo, forse sarebbe il caso di dirlo alla gente... o di passare la mano! Perchè è chiaro che Spalletti, semmai, era un problema secondario...