«Siamo lontani»

DeRossi lo ripete in momenti diversi della sua prima conferenza stampa della stagione, come a voler mettere subito le cose in chiaro: la Roma non vale Inter, Juventus e Milan ed è inutile chiederle più del quarto posto. Obiettivi ridimensionati, al contrario del suo amore per i colori giallorossi. Chelsea, Real e Arsenal la vogliono. È sicuro che resterà? «La società mi considera incedibile e io ho solo voglia di Roma. Il discorso cambierebbe se mi dovessero cedere. Ero in vacanza, leggevo certe cifre e mi chiedevo: "Forse questa volta mi vendono davvero". Ma ogni volta, un minuto dopo, i dirigenti mi hanno dichiarato incedibile, questo mi inorgoglisce e corrisponde alla mia volontà». Invece Aquilani sta per andare al Liverpool. «Non conosco i dettagli della trattativa, se fosse vero perderemmo un grande giocatore. Tutti i suoi guai fisici ce lo hanno fatto un po' dimenticare, ma sono sicuro che se andasse via lo rimpiangeremo. La sua romanità e l'amore nei confronti di questa maglia non si possono ricomprare. Per lui sarebbe una buona occasione, stare vicino al centrocampista più forte del mondo, Gerrard, lo farebbe crescere. Ma per la Roma mi auguro che resti». Le dispiace che Cruz sia andato alla Lazio? «È un grande giocatore, ma può succedere di perdere un derby di mercato». L'obiettivo di quest'anno è tornare in Champions League? «Dobbiamo fare molto bene perché si è ricreato un gap con le prime tre. Gap che era stato annullato negli anni scorsi. Ce la dobbiamo giocare con altre squadre come Fiorentina, Genoa e Lazio. Due anni fa avrei detto che lottavamo per lo scudetto, adesso a livello di organico ci siamo allontanati da Inter, Milan e Juve: bisogna essere realisti». Ha paura che il mercato aumenti ulteriormente la distanza dalle grandi? «Firmerei perché la nostra rosa restasse così». È migliorato il clima nello spogliatoio? «Il nostro gruppo anche nella passata stagione era eccezionale. Qualche screzio c'è sempre, ma l'aria nello spogliatoio è ottima. Dobbiamo ritrovare la cultura del lavoro. L'anno scorso, io per primo, vedendo tanti infortuni a volte ci siamo allenati con il "freno" per evitare di farci male. Questo è sbagliato. Bisogna ricominciare a vincere così da riportare nei tifosi quell'entusiasmo che ci ha portato a vincere. Non vogliamo più prendere i fischi. Intanto è stato importante iniziare con una vittoria per invertire subito il trend». La società resta sempre in silenzio. È un errore? «Per una questione di Borsa non tutto si può dire pubblicamente. Ci sono dei termini da rispettare: mi hanno spiegato questo e io ci credo. Anche la Juve è quotata ma i suoi dirigenti parlano spesso? Forse è un'altra Borsa... Poi loro hanno comprato tanti giocatori e tutte le volte sono andati a parlare con la stampa. Noi stiamo fermi a livello di mercato per cui non c'è nulla da dire. Secondo me il discorso è figlio del momento: di Soros, di Fioranelli e di tutte queste storie qui che creano un "ribollire" nello stomaco del tifoso. Perché a tutti noi piace sognare, l'ho fatto anch'io, però ti illude e poi se certe cose non si verificano, si cerca un capro espiatorio». Intanto sono rimasti i Sensi. «Se io voglio vendere un telefono ma nessuno lo compra, me lo devo tenere. Il discorso è molto semplice. Questa famiglia si è impegnata tanto per la Roma, sotto tutti i punti di vista. Non può stare ai livelli dell'Inter, questo lo sapevamo, ma l'affetto e la stima rimane». A Roma manca la voglia degli imprenditori di investire nelle squadre? «Ne basterebbe uno per vincere. Come ha fatto Berlusconi al Milan. Dipende da quanti soldi ci sono e da quanta voglia e tempo ha una persona di mettersi in ballo. Qui c'è tanta pressione». Totti tornerà in nazionale? «Ha un grande rapporto con Lippi, così come tutti noi che stavamo in Germania. Se il ct lo dovesse richiamare lui ci penserebbe parecchio prima di dire di no, soprattutto in vista di un evento così importante come il mondiale».