Fiera della vanità che coinvolge tutto l'ambiente

Citonon a caso quella vecchia canzone di Antonello per un verso che sembra scritto per la «sua» Roma: «Quando il mondo sta vivendo sul tuo corpo innamorato la sua vanità». Nell'apparente passione per la Magica io registro, infatti, e da mesi, una fiera delle vanità che coinvolge tutto l'ambiente giallorosso, dai vertici societari al tifo cui viene data voce quotidianamente nell'etere del popolo non per un dibattito costruttivo ma per il vanitoso piacere di annunciare diagnosi, giudizi, sentenze più insolenti che appassionate. La nuova canzone del mondo giallorosso dovrebbe avere, a questo punto, un titolo giusto anche per rappresentare la crisi: «Facciamoci del male». Mai come oggi, infatti, l'autolesionismo tafazziano è la perfetta rappresentazione dello stato della Roma che avrebbe bisogno, in realtà, di silenziose riflessioni nell'ora del possibile grande cambiamento. Sì, ho buona memoria di grottesche vicende del lontano passato, quando pianti e collette avevano contribuito a trasformare l'altera Roma in Rometta: ma erano i giorni dei magri bilanci tecnici ed economici, mentre la situazione attuale dice che esiste sì una società in difficoltà ma dopo anni vissuti ai vertici del campionato. La Roma di Spalletti, fino a un anno fa, rispondeva perfettamente alle ambizioni dei romanisti, spesso portati ad apprezzare il versante estetico piu' della sostanza, fermo restando che Totti e compagni riuscivano a coniugare la bellezza del gioco con i risultati. Solo un anno fa, l'Inter vinceva un campionato pieno di ombre proprio per le ingiustizie che la Roma aveva patito. Oggi i nerazzurri festeggiano sereni perchè hanno imposto agli avversari non solo la potenza del club ma quella della squadra. E invece di reagire con gesti concreti ecco che le tifoserie estreme del Milan, della Juve e della Roma preferiscono darsi randellate sulle parti basse. Ma se a Milano e a Torino Berlusconi e la Fiat possono continuare a ignorare i furori della piazza, a Roma la contestazione ha coinvolto, fino a ferirla, l'erede di Franco Sensi, proprio nel momento in cui cerca di dare alla società un futuro più sereno senza, naturalmente, danneggiare ulteriormente il patrimonio familiare già duramente intaccato dal generoso papà. Le lacrime di Rosella sono amarissime, portano alla massima evidenza l'ingratitudine di tanta gente che spesso s'è fatta bella dei successi colti dalla famiglia fin troppo generosa con tanti cortigiani ora ribelli. Questo non vuol dire che non vi siano esatte ragioni di fondo nella contestazione che tuttavia dovrebbe essere indirizzata altrove. Quando sabato Panucci ha segnato il gol della vittoria mi è parso di cogliere nel suo gesto tecnico e agonistico la rappresentazione della stagione tafazziana del «facciamoci del male», cominciata con errate scelte tecniche collettive e approdata a quella sera di Champions all'Emirates Stadium senza di lui, trascinatore eversivo di una squadra senza leader. La Roma ha gettato la sua stagione con l'Arsenal il 24 febbraio 2009.