Uno sport al bivio Rifondarsi per non morire

Non solo a livello di club, ma anche con la nazionale. Poi, lentamente, ma inesorabilmente, questo bel giocattolo nelle mani di dirigenti miopi e permalosi, incapaci di gestire uno sport giovane ed entusiasmante, s'è rotto. E malamente. Il presidente Maifredi s'è dimesso perché il suo governo di fatto era caduto. Una crisi che coinvolge da vicino anche il Coni, che da organo di controllo avrebbe potuto e dovuto fare di più. Adesso tocca al commissario straordinario, come fu per il calcio. E come per il calcio, si fa il nome di Luca Pancalli, dirigente vero, schietto, sincero, pratico, appassionato. Lui, o chi per lui - si parla anche del segretario generale Pagnozzi - dovrà rifondare non solo il governo, ma tutto un sistema lasciato morire. Gianni Petrucci, impallinato dal sottosegretario Crimi, pensa ad una ricandidatura alla presidenza del Coni, ma capisce che l'aria che tira per lui non è fresca e frizzante. Così guarda al basket con la passione di sempre e non solo. Perché i ragazzi e i meno giovani che giocano e seguono la palla a spicchi e fanno l'alba per vedere l'Nba, scoprono con amarezza che sotto casa si fa fatica ad organizzare una squadra, un torneo, un campionato; che i comitati regionali si fanno una stupida guerra degna dei Comuni che furono, col solo risultato di indebolire ancor di più uno sport dal quale - ormai è certo - stanno fuggendo sponsor e investitori. Dalla mancata presenza ai Giochi di Pechino della nazionale di Recalcati alle dimissioni di Maifredi, la pallacanestro italiana sembra quasi essersi liquefatta. Il 12 ottobre dovrebbe cominciare il campionato, ma le esclusioni di Capo d'Orlando e Napoli impongono il condizionale. Mancano certezze e la crisi è la peggiore di sempre. La speranza per chi ama il basket è che questo punto di non ritorno sia il motore per una rinascita. La passione, i praticanti e i tifosi ci sono per poter dire presto c'era una volta la pallacanestro italiana e c'è ancora.