Buffon e Cannavaro: non bocciate il tridente

E agli assetti della prossima partita, mercoledì a Udine. «Non è colpa del tridente se abbiamo sofferto. Non è quello il motivo per il quale in certi momenti della partita non siamo riusciti ad uscire», è la difesa autocritica del capitano Fabio Cannavaro, tornato al centro della difesa azzurra tre mesi dopo l'infortunio che gli tolse l'Europeo. Schiacciati in area dalla piccola Cipro, gli eroi di Berlino - otto quelli della formazione iniziale, nove con l'ingresso di Gattuso - si sbracciano ora per precisare che non è la scelta iperoffensiva di Lippi ad aver messo in crisi l'Italia, e nemmeno l'impiego di due centravanti, Toni-Gilardino. Semmai, il gap di condizione fisica. «Non era una questione tattica, ma una questione fisica: loro arrivavano sempre prima sul pallone», è la sincera ammissione di Cannavaro. Eppure, con la Georgia qualcosa cambierà, giocoforza. «Non è giusto ora criticare duramente la difesa - è stata però la riflessione di Cannavaro - Io rientravo dopo un'operazione alla caviglia, Barzagli è entrato a freddo, senza riscaldamento, in una partita dai ritmi frenetici. E loro erano superiori fisicamente. Nè accetto il discorso del tridente, o dei due centravanti. Non è per quello che si è sofferto. Anzi, la differenza tra noi e loro è nel fatto che davanti abbiamo giocatori in grado di segnare in qualsiasi momento. E allora - la conclusione del capitano - resto dell'idea che alla fine contano i tre punti». Buffon non se la prende più di tanto per la valanga di palloni sfuggiti al filtro di centrocampo e al controllo dei difensori. «Non sono il salvatore della patria - la chiusura del portiere azzurro - perchè tante volte è stata la squadra a salvare me da una serataccia. C'è una serata in cui vinci così, ce ne sarà un'altra in cui avremmo meritato di trovare i tre punti e invece ci sarà andata male».