PECHINO Pensi all'Olimpiade e dici: qui c'è veramente il ...

Ma c'è sempre, come in tutte le cose, l'eccezione. Che qui, guarda caso, si chiama calcio. Si, il mondo che per 365 giorni all'anno domina le nostre passioni e le nostre attenzioni, che cannibalizza gli altri sport, li mette all'angolo, costringendoli spesso alla odiosa definizione di «minori» qui fa la parte della Cenerentola. Rovescia i parametri, gioca su altri fronti. Così, capita che il torneo cominci prima della cerimonia d'apertura e si snodi lungo una Cina che nulla a che vedere che l'enormità di Pechino. E capita che sfoderi i suoi primi talenti senza dover ricorrere ai corpi statuari che attraversano il Villaggio Olimpico. Ecco spuntare così i minuscoli talentuosi ragazzi da tutto il Mondo. Gente che fa fatica ad arrivare al metro e 70, senza muscoli da mettere i mostra, senza look sconvolgenti. Ma che fanno la differenza. Il nostro Giovinco, per esempio: uno che qualsiasi allenatore di altri sport scarterebbe a prescindere. O l'immenso Leo Messi, davvero candidato a diventare a breve il più bravo calciatore del Mondo. Lui, la pulce argentina, litigata dalla federazione del suo paese e dal Barcellona, è qui per dimostrare come il calcio, nelle sue espressioni più genuine e classiche, non abbia bisogno di muscoli o fenomeni da baraccone. Nella sua imponderabilità concede a povero zoppi come il fantastico Garrincha, a nani grassottelli come Maradona, a piccoletti come il minuscolo Messi curato perché i genitori temevano fosse affetto da nanismo, il privilegio di far sognare tutti i bambini del mondo. Un calcio in antitesi all'Olimpiade. Una volta tanto, non per i suoi innumerevoli difetti - i soldi, le esagerazioni, le esasperazioni, gli sprechi - ma per qualcosa da rivendicare con grande orgoglio. I suoi figli più bruttini, non solo sono «pezzi 'e core», ma autentici campioni che possono raggiungere senza sforzo, con la loro classe suprema, il gradino più alto del podio. Perché come dice Ronaldinho, altro astro assoluto del firmamento calcistico di ogni tempo, una medaglia d'oro qui a Pechino può valere una Coppa del Mondo. L'omaggio ai Giochi, quelli dei più forti, dei più veloci, dei più potenti. Con la forza della classe, anche il più piccolo, invece, batte tutti. Vuoi mettere la soddisfazione.