Alessandro Austini a.austini@iltempo.it Prima il ...

E non vogliono ancora aprire. Ma prima di sbattere definitivamente la porta in faccia a Soros, va risolta la «grana» Italpetroli. Unicredit, nella triplice lettere inviata ai Sensi, alla loro holding e a Banca Finnat, che si sta occupando del piano di risanamento, aveva sollecitato i protagonisti a rivedere le proprie posizioni in merito all'offerta del magnate. Nelle ultime ore anche Banca Finnat starebbe cercando di convincere i dirigenti di Villa Pacelli che la cessione della Roma sarebbe la mossa più redditizia per ridurre i debiti di Italpetroli nei confronti degli istituti di credito (circa 340 milioni di euro a livello consolidato). Il tempo stringe: entro il 30 giugno va chiuso il bilancio della holding e allo stato dei fatti la società di revisione PricewaterhouseCooper non può certificarlo. Ma i Sensi non mollano e continuano a cercare una via d'uscita alternativa. Nel piano di ristrutturazione da presentare a Unicredit non vorrebbero includere la cessione della Roma, bensì di altri asset, in primis i depositi petroliferi di Civitavecchia. La costruzione di un nuovo stadio sarebbe un'altra ancora di salvataggio anche se al momento non sono stati trovati i finanziatori del progetto. Intanto continua l'attesa, ultimamente piuttosto distaccata, di Soros. Escluso un rilancio, la proposta del magnate ai Sensi rimane la stessa formulata in maniera informale nell'incontro del 17 aprile tra l'emissario Horowitz e il legale De Giovanni: tra i 260 e i 280 milioni di euro (la cifra è legata all'esito della due diligence), di cui circa 190 destinati all'attuale proprietà e il resto ai soci di minoranza (hanno il 33% di A.S. Roma). Il valore delle azioni passerebbe così a 2,12-2,13 euro, circa i doppio dell'attuale quotazione. L'offerta, come conferma l'agenzia MF Dow Jones, è stata messa per iscritto nella e-mail inviata giovedì scorso al fiduciario dei Sensi e firmata da Horowitz: una lettera, definita «atto di ricognizione», che riassume i contenuti del vertice del 17 aprile, compresi gli aspetti legati al potenziamento del merchandising, alla costruzione di un nuovo stadio e all'eventuale permanenza dei Sensi nel rinnovato assetto societario. Nessuna risposta è arrivata da Villa Pacelli. Impossibile parlare di rilancio visto che finora non c'è stata un'offerta ufficiale: l'e-mail è stata infatti spedita a De Giovanni e non alla proprietà. I rappresentanti del magnate sono comunque in attesa di un segnale di apertura ma qualora i Sensi decidessero di aprire una vera e propria trattativa, la cifra andrebbe ridiscussa: 190 milioni non li accontentano. A Soros era stato anche suggerito di passare attraverso un'offerta «non amichevole», presentandosi al mercato con la proposta per rilevare il club. Ma è stato lo stesso imprenditore a scartare l'ipotesi di una cosiddetta «opa ostile». La partita a scacchi va avanti. Intanto ieri A.S.Roma ha comunicato i dati della relazione mensile sul bilancio al 30 marzo approvata nel cda di martedì scorso: la posizione finanziaria netta è in attivo 29,3 milioni di euro, in crescita grazie agli incassi dalla Champions. In Borsa il titolo ha guadagnato ancora: +1,66%.