Alessandro Austini a.austini@iltempo.it Prendila tu. No la ...

Insulti, «spintarelle», minacce di sistemare la questione dopo la partita. «Ma che hai fatto?» accusa il brasiliano. «È colpa tua, non mi hai chiamato l'uomo» replica stizzito il difensore. Una scena brutta, fastidiosa, nel momento cruciale della stagione. Allora accorrono Mexes e Cicinho a fare da pacieri. Tutta la Roma sembra scomporsi in quel minuto lunghissimo, poi arriva la reazione che non ti aspetti. Ancora di nervi, ma utilizzati nel verso giusto stavolta. Segna Vucinic e Mexes corre da Doni: «Adesso vinciamo!». È successo davvero. Ma la tensione non scompare neanche dopo il fischio finale di Rizzoli. Panucci prova ad avvicinarsi al brasiliano che invece sfila via negli spogliatoi spiegando la sua rabbia al connazionale Juan. De Rossi invece si dedica al compagno Panucci mentre la squadra va a festeggiare con i tifosi. Per il difensore è la terza litigata stagionale: con Spalletti dopo Roma-Siena, con Aquilani in allenamento e ieri con Doni. Questione di carattere: il suo non è propriamente conciliante. Il chiarimento arriva negli spogliatoi, dopo la doccia. «Per quanto mi riguarda è finita lì: tutto a posto» dice il portiere all'arrivo a Fiumicino. Panucci invece è l'unico a non aver viaggiato con la squadra: è andato a votare. Oggi i due giocatori porteranno la pizza a Trigoria per scusarsi. «Cose che succedono - dice De Rossi - a noi capita due volte l'anno ma a Roma fa più effetto. Avevamo appena preso il gol, questo dimostra quanto ci teniamo a vincere». Anche Spalletti minimizza. «Può accadere quando la posta in palio è alta. Ho picchiato tutti e due - chiude ironicamente il tecnico - perché in questi casi non si possono fare distinzioni».