L'arbitraggio di Paolo Dondarini ...

Si sostiene che dati alcuni precedenti per i quali Dondarini era stato inserito (ma poi scagionato) nelle vicende di Calciopoli, sarebbe stato inopportuno affidargli una partita della Juventus. Si aggiungeva che non a caso l'arbitro di Finale Emilia non avesse ancora diretto, in questo campionato, una sola partita dei bianconeri. Il mio convinto parere in materia è che se un arbitro non può arbitrare una partita o più semplicemente una squadra, non deve arbitrare più. In primo luogo perché la designazione è la madre naturale della sudditanza psicologica. Come ho detto e scritto molte volte l'arbitro è un ambizioso che vuol fare carriera ed allora conoscendo quali sono i sistemi in uso non vuole mettersi contro una squadra importante perché sa che non gliela daranno in seguito molto facilmente. Se poi si pensa che il sorteggio potrebbe essere truccato allora non c'è più difesa. In quanto a Dondarini credo che l'errore più importante sia stato quello di non avere sanzionato il fallo su Sissoko e, ma dopo la fine della partita, aver consentito a Legrottaglie e Belardi atteggiamenti eccessivi. Poiché ho l'abitudine di documentarmi sono andato a controllare come Dondarini in una carriera che comprende ben 83 gare di serie A avesse arbitrato, prima dell'altra sera, quattro volte la Juventus, che sono poche per un arbitro con la qualifica di internazionale. È vero che quelle partite la Juventus le aveva vinte ma erano partite abbastanza semplici (Ancona, Lazio, Sampdoria e Livorno). In quanto alla lettera della Juventus, se ci fosse un sistema per sanzionare il comportamento di una società, meriterebbe il cartellino rosso. Come rossi di vergogna dovrebbero sentirsi i dirigenti che l'hanno firmata.