di ALESSANDRO AUSTINI UN RISVEGLIO che più bello non si può.

Roma giallorossa si coccola i suoi campioni, accolti in triupudio martedì notte a Fiumicino da oltre 200 tifosi che hanno aspettato fino alle 3 pur di festeggiare degnamente il successo sul Lione. Gli eroi del «Gerland» li hanno visti solo dal pullman, ma ne valeva la pena. Prima, in tanti si sono riversati nelle strade della Capitale per suonare i claclso, gridare e ballare. Proprio come si fa quando la Nazionale vince ai Mondiali. Roma sogna, Roma spera. È bastata una notte per ritrovare quell'entusiasmo che un campionato chiuso da un secolo aveva spazzato via. Spalletti non poteva immaginare compleanno migliore: il tecnico è rimasto in Francia con la famiglia e ha spento lì le 48 candeline. «La Roma è stata superiore» l'ammisione del Lione, presidente Aulas in testa, quello che si era inventato di tutto pur di innervosire i giallorossi. È la vittoria più gustosa. La società gongola, il gruzzolo di euro gudagnati dall'avventura in Champions sale: 2.5 milioni è il premio da riscuotere per la qualificazione ai quarti, al quale va aggiunto l'incasso della prossima sfida che si avvicinerà ai due milioni. In totale, quasi cinque milioni, fondamentali per il progetto giallorosso le cui prossime tappe saranno i rinnovi di Mexes e Chivu da concludere entro marzo. Un'iniezione di fiducia certificata anche dalla Borsa: ieri il titolo della Roma ha guadagnato il 6.74%, mentre le azioni del Lione sono crollate a -4.35%. Ma la partita vera si gioca sul campo. Saranno tre mesi entusiasmanti quelli che si appresta a vivere la Roma: secondo posto da mettere in cassaforte, una Champions tutta da vivere, l'eterna sfida con l'Inter nelle finali di Coppa Italia. E poi, perché no? Una rivincita da prendersi nel derby. In città si respira l'euforia dei tempi migliori e sembra aver contagiato anche chi questa squadra l'ha costruita. «Speriamo di ripetere la stupenda cavalcata della stagione 83-84 - dice la Sensi - magari con un esito finale diverso. Andai allo stadio diverse volte in quella Coppa dei Campioni, sono dei ricordi bellissimi». Un entusiasmo giustificato dalla gara perfetta giocata in Francia. «I nostri giocatori hanno dato una grande prova di lealtà e correttezza - prosegue l'ad giallorosso - rappresentavamo l'Italia e abbiamo fatto vedere di poter dare l'esempio a tutti. Non abbiamo niente da invidiare agli altri paesi europei. Forse il calcio italiano è stato un pò sottovalutato». Già, la migliore risposta a chi aveva dipinto la Roma e i romanisti come un covo di razzisti. «Mio padre era felicissimo - racconta la Sensi - l'anno dello scudetto resta insuperabile, ma sono fiera e orgogliosa di questa squadra. Ora in Europa tutte le squadre sono prestigiose e forti, sarà dura contro chiunque». Totti il suo avversario lo ha scelto: vuole il Milan già battuto in campionato e Coppa Italia. L'ha ribadito ai compagni sull'aereo che riportava la comitiva giallorossa a Fiumicino tra una partita a carte e una alla playstation, mentre l'influenzato Panucci dava ancora di stomaco. «Una vale l'altra» il pensiero comune del resto della squadra. Domani sapremo. Intanto Spalletti ritrova la consapevolezza di allenare una squadra compatta, motivata e con interpreti in grado di giocare a testa alta su ogni campo. La difesa in Champions è quasi imperforabile: quattro reti subite in otto gare, nessuna nella doppia sfida col Lione che solitamente di gol ne segna a grappoli. Pizarro e De Rossi hanno dimostrato di non aver nulla da invidiare a un certo Juninho. Il gioco, che sembrava smarrito, è tornato ad essere divertente e imprevedibile come a inizio stagione. Merito delle ali ritrovate, Mancini e Taddei, e del miglior Totti di sempre. Decisivo, ispirato e tranquillo. Quello che serve per arrivare fino in fondo. a.austini@iltempo.it