di ALESSANDRO FUSCO FINALMENTE la vittoria.

Del resto, il primo tempo ha visto una touche catastrofica con ben quattro rimesse azzurre perdute ed una penalizzata. Ciò ha regalato una montagna di possesso al Canada nei primi 30', fortunatamente poco sfruttato dagli ospiti, come di consueto durissimi sui punti d'incontro. Ancora una volta insufficiente la prova di Griffen troppo lento nell'estrarre l'ovale dai breack-down. Questo ha penalizzato lo sviluppo del gioco offensivo dell'Italia e, soprattutto, l'attesa prova di Scanavacca che ha avuto l'opportunità di attaccare la linea solo una volta nel match, al secondo ovale toccato. Per il resto discreta la prova di «Pepe» di cui si ricorda un solo errore evidente, un up&under anemico, una continua disponibilità al gioco e che si dovrà rivedere in match più probanti, magari nel prossimo Sei Nazioni. La cronaca racconta di un Canada in vantaggio per 6-0 dopo 20' al cospetto di un'Italia dalle idee annebbiate e incapace di imporre il proprio piano di gioco. Solo al 24' giungeva la riscossa azzurra con la meta di Bortolami. La poco calorosa esultanza degli azzurri sembrava confermare il più insistente dei rumors che arrivano dallo spogliatoio azzurro e che racconta di una leadership messa in discussione da alcuni elementi del gruppo. In pieno recupero del primo tempo arrivava un giallo a Gainer che lasciava i Canucks in 14 per 10'. Tanto bastava, dopo un piazzato di un Bortolussi perfetto dalla piazzola, a Stanojevic per marcare la seconda meta azzurra in apertura del secondo tempo in capo ad un'azione scatenata da un devastante breack di Mauro Bergamasco, ieri brillante, partito dai 22 metri italiani. Bortolussi trasformava. Passavano dieci minuti e il giovane Zanni realizzava la sua prima meta azzurra proprio nella sua terra rifinendo un'azione resa fluida dal Griffen più veloce degli ultimi tempi, in grado di riciclare velocemente un pallone da terra per Scanavacca che lanciava Zanni. I canadesi mollavano gli ormeggi aprendo le porte del castello agli invasori in maglia azzurra e concedendo la seconda meta personale di Stanojevic. Il migliore azzurro per rendimento nei tre Jaguar Test Match marcava grazie ad una giocata molto simile a quella che aveva fruttato la meta contro l'Argentina, poi Castrogiovanni concludeva il lavoro cominciato dai suoi compagni del pack per il 41-6 finale. Tre test, due sconfitte di misura contro il meglio del rugby mondiale, una vittoria netta contro chi ci segue nel ranking: i numeri vorrebbero solo elogi, la realtà del campo parla di un pack di livello mondiale, di grandi miglioramenti tra i tre-quarti, di un grosso punto interrogativo in mediana, di un contrasto tra leader da risolvere nello spogliatoio. Qualcosa di più di dettagli, monsieur Berbizier. Ed ora, l'appuntamento è con i match che contano, con il Sei Nazioni, contro una Francia che il 3 febbraio calpesterà l'erba del Flaminio.