Sugli arbitri: «La sudditanza psicologica non l'ho mai vista Beckenbauer pensi per sè»

Il capitano azzurro si presenta davanti ai giornalisti con la solita faccia da bravo ragazzo, la stessa dello spot in cui richiedeva indietro il pallone dopo aver spaccato i vetri con una pallonata. Il pallone è oramai bucato, non resta che salvare il salvabile tra le macerie di un calcio che sta quasi nauseando il popolo dei calciofili. «Aspettiamo - afferma Cannavaro - ci sono delle indagini in corso: è necessario aver cautela prima di giudicare. Finora ci sono soltanto parole, chiacchiere. Non c'è alcun dato di fatto». Durante la conferenza stampa il giocatore si trincererà più volte dietro alla stessa frase che suona un tantino stonata in un momento del genere. «Da italiano mi sento di andare in Germania a testa alta - continua il difensore della Juventus - sono il capitano e non avrò remore ad indossare la fascia; fin quando ho la fiducia del tecnico e dei compagni non vedo il motivo per cui io debba rinunciare ai gradi: sono quello che ha il maggior numero di presenze». Le domande incalzano, scomode ma mai cattive, insidiose come un'ala destra dal piede veloce e dal dribbling a rientrare. Moggi? «Il direttore è una persona di grande esperienza, sa far bene il suo lavoro. Aveva tanti amici, riceveva 400 telefonate al giorno. Moggi è stato tirato in ballo perchè era l'unico dirigente ad avere il telefono sotto controllo. Sono sorpreso che nelle intercettazioni non ci siano anche tutti gli altri». Galliani? «C'è tutto il sistema calcio, tutta l'organizzazione, tutto il calcio Dopo questa storia c'è stato un fuggi fuggi generale, sono poche le persone che sono rimaste vicine a Moggi in questo momento. Ho lavorato con lui per due anni, è una persona che si è sempre comportata bene, ci è sempre stato vicino: ha parlato con noi prima dell'ultima partita, poi non l'ho più sentito». Cannavaro tiene botta, cerca di temporeggiare come tutti i bravi difensori: accompagna la domanda con lo sguardo, cerca di indirizzarla sugli esterni come si farebbe con un attaccante insidioso che punta dritto a rete. Come quando gli viene chiesto dell'arbitro De Santis. «Con lui non abbiamo sempre vinto, anzi. Ho perso una finale di Supercoppa Italiana contro l'Inter, ci ha annullato un gol regolare di Trezeguet. Il gol segnato contro la Juve ai tempi di Parma? Lì De Santis ha avuto la sfortuna che la palla finisse dentro....». Lo stopper partenopeo tiene alta la linea di difesa, soprattutto quando si torna a parlare dei rapporti tra la Juve e gli arbitri. «Si è sempre parlato di sudditanza psicologica nei confronti della Juventus ma io non l'ho mai vista, neppure quando giocavo con la maglia dell'Inter o del Parma. Negli ultimi due anni ho vinto due scudetti con pieno merito, abbiamo sempre dimostrato sul campo di essere i più forti. Sono due scudetti verissimi: sono orgoglioso di essere un calciatore della Juve, ho altri due anni di contratto. Il mio contratto con la Juve è pulito, non ci sono carte "esterne", è un contratto trasparente. Vedere una società come la Juve in serie B sarebbe una cosa strana». Andare in Germania tuttavia non sarà semplice: gli azzurri troveranno un clima non proprio idilliaco anche per via delle parole di Franz Beckenbauer. «Lui vive fuori dal nostro paese - ribatte Cannavaro - è giusto che ognuno pensi ai propri problemi. Sono convinto che in Germania non verremo fischiati, la gente riempie gli stadi per veder giocare a calcio. In questo momento l'unica risposta che posso dare è quella sul campo: non vedo l'ora di giocare». Appunto, come nello spot: «Capo, aridatece o' pallone, peffavore ja».