Agli Internazionali d'Italia per il secondo anno consecutivo la finale è Federer-Nadal

Per il secondo anno consecutivo e per la quarta volta nella storia dei due tornei Roma avrà la stessa finale di Montecarlo ma è ancora più importante che la giochino i primi due giocatori del mondo, una situazione che non ha precedenti da quando il tennis ha affidato le sue classifiche all'elaboratore elettronico. Non è la prima volta invece che gli Internazionali hanno in finale le prime due teste di serie. Era accaduto addirittura nella prima edizione del torneo, giocata a Milano nel 1930 ed altre sei volte. È solo curioso notare come nelle ultime tre occasioni (Gerulaitis e Vilas nel 1979, Newcombe e Roche nel 1969 e Mulligan e Santana nel 1965) abbia sempre vinto la numero due. La stessa situazione potrebbe riproporsi anche oggi se si pensa che la maggior parte degli osservatori e di quasi tutti coloro che hanno seguito il torneo ritiene che Nadal, il numero due secondo il computer, batterà per la quinta volta su sei incontri Federer, il numero uno. A parte il bilancio dei confronti diretti ed il ricordo che l'unica volta che ha vinto Federer (l'anno scorso a Key Biscayne) Nadal è stato a due punti dal successo, c'è anche il recente risultato di Montecarlo dove il giovane spagnolo ha battuto il rivale in quattro set. Senza disconoscere la validità di queste osservazioni e senza dimenticare che Federer ha rischiato di perdere prima contro lo spagnolo Almagro e ieri contro l'argentino David Nalbandian, oso esprimere, insieme ad una speranza, anche un timido pronostico. Con questo non voglio dichiararmi tifoso di Federer, un rapporto che nella mia lunga carriera di guardone professionista, ho riservato solo a Ken Rosewall e Stefan Edberg, ma vorrei che il talento del campione svizzero fosse in grado di tenere a freno l'esuberante ed impressionante aggressività del campione di Mayorca. Ieri mentre Nadal ha demolito malgrado qualche errore di troppo uno dei due giocatori tra i primi 50 del mondo più giovani di lui, il francese Gael Monfils (l'altro è francese anche lui, Richard Gasquet), Federer ha avuto i suoi problemi per domare un avversario contro il quale aveva perduto ben sette volte, l'ultima nella finale del Masters giocata nel novembre scorso a Shanghai. Per due set ho visto ieri una partita quasi inguardabile, in rapporto alle attese ed alla qualità dei protagonisti. Ci sono stati quattro break consecutivi all'avvio ma anche quando il tennis è tornato a rispettare i turni di battuta il livello è rimasto modesto. Federer ha preso un break di vantaggio (5 a 3) quindi Nalbandian gli ha consentito di recuperare da 0-40 e di vincere il primo set per 6-3. Appena Nalbandian ha cominciato a giocare un po' meglio, l'incerta condizione di Federer si è vista ancora di più. L'argentino è andato 4 a 1 nel secondo set ed ha conservato il break di vantaggio fino al puntuale 6-3. All'inizio del terzo set ho visto una cosa per me inedita, uno scatto di rabbia di Federer che ha scagliato la racchetta per terra dopo aver perso il servizio. Nalbandian è andato 2 a 0 ma ha sciupato 3 palle per il 3 a 1 mentre Federer comninbciava finalmente a giocare da Federer. Il campione svizzero infilava quattro giochi consecutivi (4 a 2) ma ancava tre palle per il 5 a 2 anche perché Nalbandian gli giocava un paio di risposte incredibili. L'argentino rientrava così in partita sul 4 pari e teneva la ruota di Federer fino all'immancabile tie-break. Un doppio fallo di Nalbandian (l'ottavo) ed un ace di Federer (il nono) facevano la differenza e sottolineavano un aspetto decisivo del confronto. Federer saliva 6 a 4 e chiudeva al secondo match point dopo due ore e 42 minuti di gioco, dieci minuti di più di quanto era durata la sfida del giorno prima con Almagro l'ultima scoperta del tennis spagnolo. Nadal è la penulti