Ora grande concentrazione restano da giocare 13 finali Il nostro scudetto sarà qualificarci in Champions

La Roma si guarda attorno e si ritrova, all'improvviso, con due soli obiettivi utili su tre. Fuori dalla Uefa avendo giocato meglio degli avversari e avendogli concesso due tiri in porta in centottanta minuti: ma sono bastati. Anche per questo l'amarezza, il giorno dopo, è ancora maggiore. Ma Spalletti è stato chiaro e il diktat giallorosso, all'indomani della disfatta europea, è ricominciare: cercare di riprendere il cammino interrotto dal colpo di testa di Materazzi all'Olimpico. E proprio da questo concetto parte l'appello di De Rossi alla squadra. Il centrocampista giallorosso ha preso, dopo il ko di Totti, in mano lo spogliatoio ed è lui ora il punto di riferimento del gruppo. De Rossi non nega il calo della squadra, ma crede nel recupero psico-fisico dei suoi in vista del match di domenica contro il Messina: partita che la Roma deve vincere per continuare a credere nel quarto posto finale. «È vero che stiamo avendo un piccolo calo — ammette — che, però, abbiamo vissuto soprattutto nel primo tempo di Ascoli dove siamo mancati mentalmente, sbagliando l'approccio alla gara. La partita contro il Middlesbrough va analizzata diversamente perché abbiamo dominato dall'inizio alla fine. Tante volte nella striscia positiva strepitosa siamo stati anche fortunati: contro gli inglesi no». Ed è passata proprio per i suoi piedi la mancata qualificazione della Roma: quell'occasione nella ripresa poteva cambiare le ambizioni europee dei giallorossi. «Sono rammaricato da morire per quell'occasione fallita. Mi sono sentito spinto e, anche se è brutto dirlo, la cosa più intelligente sarebbe stata lasciarmi cadere perché sarebbe stato rigore sicuro. Invece, mi sono trovato la palla sotto il piede... I tifosi? Quelli veri non sono soddisfatti perchè i risultati non vengono, ma non possono nemmeno rimproverarci». Anche perché la Roma continua a giocare con assenze pesanti. «Certo, è penalizzante giocare senza Totti, Montella e Nonda perché sono giocatori determinanti. Fino a poco tempo fa però, si parlava di questa Roma senza attaccanti che non dava punti di riferimento agli avversari e per questo era più temibile... Come vedete tutto è relativo». E da domenica tutti di nuovo al lavoro a testa bassa. «Ovvio, il Messina sarà affamato quanto noi. È una partita importante perché bisogna ricordarsi che siamo solo un punto sotto la Fiorentina e sarebbe sbagliato fare tragedie ora. L'eliminazione non deve ripercuotersi sulla gara di domenica. Dobbiamo lasciarci alle spalle questa amarezza, così come non dovevamo pensare al record. Ora ci vuole grande concentrazione e noi siamo sereni e arrabbiati: abbiamo perso un obiettivo importante. Bisogna ripartire da subito, Ora ci sono 12-13, finali da giocare, compresa la Coppa Italia». La sconfitta in Uefa e il calo evidente non cambiano dunque gli obiettivi di questa Roma. «La Champions League è il nostro scudetto. Fisicamente stiamo bene, psicologicamente abbiamo passato momenti peggiori, quindi massima tranquillità e concentrazione sapendo che bisogna fare ancora un pizzico in più. Donadel? Lo conosco come ragazzo intelligente. Certo, se cominciamo a 23 anni a fare polemiche non possiamo poi lamentarci che c'è sempre questa aria di tensione». Una «salvagente» per l'amico Curci. «Come era già capitato ad Ascoli, ha giocato con un grande dolore alla spalla destra. Dal punto di vista tecnico non si discute e l'anno scorso ci ha quasi salvato da solo. Noi abbiamo una fiducia smisurata nei nostri portieri e lui deve maturare tranquillamente. La Coppa Italia? Dopo l'eliminazione dalla Uefa è ancora più importante. Ce la giochiamo fino in fondo».