di GIANFRANCO GIUBILO PARTE dal gelo di Treviso, ma da queste parti non va molto meglio, il nuovo anno della Roma.

Come non bastassero le tradizionali abbuffate di Natale e Capodanno, pare che i suoi problemi la Roma abbia deciso di risolverli a tavola: dove, rigorosamente esclusi i reprobi, lo spogliatoio dovrebbe trovare quell'armonia di intenti tante volte promessa però mai realmente dimostrata. Non ha aiutato il valzer della panchina, allenatori professionisti e dilettanti ad alternarsi con impegno convinto e risultati non esaltanti, la sola continuità assicurata dai capricci e dai malcontenti. E si dovrà dunque confidare in qualche fenomeno paranormale che possa, paradossalmente, garantire la normalità, che rappresenta, per ora, il massimo traguardo perseguibile da parte di Luciano Spalletti, alle prese con la complessa gestione di un organico mutilato e senza prospettive di potenziamento fino alla prossima estate, per il blocco dell'attuale fase di mercato. Deve fare i conti, il bravo e intelligente tecnico toscano, con le partenze: da quella definitiva di Cassano, a quelle temporanee degli africani impegnati nella loro rassegna continentale, a quelle annunciate, il caso di un Mancini che per altro alla sua attuale emarginazione un contributo tutt'altro che trascurabile lo ha offerto, con atteggiamenti non molto professionali. Da oggi dovrebbe essere più facile delineare i reali contorni di questo celebrato nuovo spirito di gruppo, sapere insomma se l'eliminazione delle «mele marce», come qualcuno le ha definite con poca eleganza, abbia restituito un'identità a questa squadra. Una Roma che, in attesa di chiudere il girone ascendente contro il Milan all'Olimpico, ha finora risposto al meglio soltanto quando le avversarie di turno le hanno proposto stimoli particolari, la sola Juventus non disposta a fare sconti. E pertanto, statistiche alla mano, è difficile per il popolo giallorosso trarre felici auspici dal fatto che la rivale odierna, il Treviso sbalzato in Serie A dai guai delle aventi diritto sportivo, occupi in solitudine l'ultimo posto della classifica. Al di là delle emergenze, e alla determinazione e alla concentrazione che la Roma dovrà affidarsi; per non rimanere vittima di una di quelle sorprese che troppo spesso accompagnano la ripresa dopo le feste e i loro effetti collaterali.