«Basta saluti per il bene della Lazio»

Paolo Di Canio si adegua e rinuncia a salutare la sua gente con la mano tesa. Una scelta obbligata dalle sanzioni arrivate nell'ultimo mese e da quelle (probabili) future per i fatti di Livorno. Ma il giocatore non rinuncerà a quella che lui considera una battaglia di libertà. Ieri sera si è confessato ai microfoni della «Voce della Nord», la trasmissione gestita dai tifosi della curva. Ha usato toni pacati e sinceri ma ha annunciato la sua nuova linea di condotta per non creare problemi alla società biancoceleste: «Per il momento eviterò gesti che per qualcuno sono da demone...». Un cambio di rotta importante auspiscato anche da Delio Rossi che aveva sempre difeso i suoi atteggiamenti in campo e fuori. Aveva chiesto un passo indietro per non penalizzare il suo lavoro e quella della squadra, il giocatore ha capito e ha cambiato strategia. Del resto negli ultimi tempi la Lazio, che pure sta disputando un ottimo campionato, era finita sotto i riflettori più per i saluti del suo leader che per la bontà dei propri risultati. Di Canio era stato squalificato per una giornata dopo aver alzato il braccio in Lazio-Juve e successivamente deferito alla commissione disciplinare per lo stesso motivo per l'episodio di Livorno. Ma in quella occasione gli organi della giustizia sportiva dovranno tenere conto della provocazione visto che contro il pullman della squadra era stato lanciato un razzo ad altezza d'uomo e durante tutta la partita Di Canio era stato offeso con cori e striscioni. Va anche ricordato che sulla testa di Di Canio pende la decisione della Fifa che attende di ricevere la documentazione dalla Federcalcio per esprimere un parere e, forse, per sanzionare ulteriormente lo stesso giocatore. Blatter ha promesso pene esemplari e quindi c'è da temere il giudizio del massimo organismo internazionale calcistico che già in passato si è distinto più per sentenze di tipo politico che per verdetti giusti. Di Canio, comunque, ha scelto, non sarà più la possibilità a nessuno di giudicare i suoi atteggiamenti in campo. «Ho deciso così — ha ribadito il numero nove della Lazio — per il bene di questa società e per la gente alla quale mi rivolgerò con uno sguardo e ci capiremo così. Ad ogni modo continuerò la mia battaglia di libertà nelle sedi più opportune, rimettendomi al giudizio di chi deve decidere». Dunque avanti nei tribunali ma senza lasciarsi andare più a saluti che possono creare problemi a se stesso e alla Lazio. Le sue convinzioni restano intatte, è certo di essere nel giusto e per questa ragione attendere i processi per proseguire quella che lui considera una battaglia sacrosanta in difesa della libertà personale. Di Canio ha anche smentito un suo possibile ritorno in Inghilterra. L'allenatore del Portsmouth, ex tecnico del West Ham, è pronto a riportarlo nella Premier League ma il futuro dell'attaccante è a Roma. «Lascerò la Lazio quando deciderà questa società. E sarà molto probabilmente per smettere con il calcio. Sono venuto per una missione e la voglio portare a compimento. Potrebbe venire anche Abramovich o la persona più ricca del mondo, non accetterei comunque alcuna offerta». Un messaggio per Lotito con cui deve discutere il rinnovo del contratto fino a giugno del 2007. Finale dedicato al mercato e all'Ascoli prossimo avversario in campionato. Di Canio commenta i nomi che sono usciti sui giornali di possibili nuovi rinforzi per la rosa biancoceleste: «Chiunque verrà — chiarisce il giocatore — lo abbraccerò come un fratello. Franceschini ha le caratteristiche che piacciono Rossi, così come Langella, che ha qualità maggioremente offensive. Chiunque verrà comunque troverà un grande gruppo voglioso di combattere fino alla fine. L'Ascoli? Ci troveremo davanti una formazione agguerrita ma dobbiamo riprendere il campionato con una vittoria. In questi giorni abbiamo lavorato parecchio, svolgendo anche allenamenti un po' pesanti dal punto di vista fisico e, forse, domenica potrebbe mancarci un pò di brillantezza, ma si deve vincere».».