LA CONFESSIONE DELL'EX ARBITRO

Quando ero piccolo seguivo il Bologna, poi mi sono avvicinato ai biancocelesti per Wilson, mi faceva impazzire. Eppure la Lazio non ha vinto nelle prime dieci volte che l'ho diretta». L'ormai ex arbitro più famoso d'Italia è stato il protagonista di un convegno sul tema «L'atleta delle regole» all'Università di Parma. Nel corso dell'incontro è venuta fuori la sua passione giovanile per l'aquila laziale, lo stesso simbolo della sua squadra di basket di Bologna. Prima i numeri con la Lazio: quattordici vittorie, nove pareggi e ben otto sconfitte che negli opulenti anni cragnottiani sono tantissime. I tifosi juventini che ancora non hanno digerito la pioggia di Perugia e la perdita di quello scudetto già vinto potranno dare fiato alle loro vaneggianti teorie. E che dirà Moggi adesso dimenticando tutti i favori arbitrali goduti dai bianconeri in quella stagione? Basterà ricordare il gol di Cannavaro col Parma e quei tanti rigori (oltre 10) a favore ottenuti prima della fatal Perugia? A Roma, parte laziale, qualcuno è scoppiato a ridere alla rivelazione choc di Collina, qualche altro ha ripensato a quella spiegazione data a Rambaudi in un celebre Lazio-Juve della aprile del '98. Ebbene il fischietto viareggino con gli ospiti in vantaggio negò un rigore per un netto fallo di mano di Juliano su angolo di Fuser. Al tornante che gli chiedeva chiarimenti disse: «Non è la mano ad essere andata verso il pallone ma il contrario». Esterefatto Rambaudi e i sessantamila imbufaliti dell'Olimpico. Tra i precedenti illustri di Collina con la Lazio anche l'espulsione di Favalli nei primi minuti di gioco di un derby poi vinto dai biancocelesti 3-1 e le espulsioni di Nedved e Simone Inzaghi sempre in dei Lazio-Juve: episodi che testimoniano la sua assoluta buona fede. Alla luce dell'ammissione di ieri Collina manca ancora di più a tutti perché nessuno avrebbe potuto scommettere un euro sulla sua passione laziale. Meglio lui che il Racalbuto di turno. Sempre. Lui. Sal.