«Roma per sempre nel mio cuore»
Ai microfoni di Rete Sport e Radio Incontro, il francese ha ripercorso le tappe della sua avventura. «Tutti i bei rapporti sono destinati a finire. Non c'è spiegazione, sono andato via a gennaio dopo nove anni e sono stato il primo ad esserne dispiaciuto, ma nell'ultimo anno e mezzo di permanenza a Roma non riuscivo più a ritrovare lo smalto degli anni migliori. Comunque la vita va avanti, spero che questo sia un grande campionato per tutti. Faccio il tifo per i giallorossi, domenica a parte». Se ne andò dicendo che contro la Roma non ce l'avrebbe proprio fatta a giocare. Come Samuel. «Sono situazioni differenti. Personalmente, non avrei mai pensato di dover affrontare la Roma da avversario, ma poi le cose son cambiate. Sono stato sei mesi al Bolton, ma il calcio inglese non fa al caso mio: un gioco troppo fisico. Nel campionato francese non mi vedevo proprio, dopo dieci anni. Mi era rimasta solo l'Italia e il suo torneo affascinante e competitivo. È arrivata la proposta dei dirigenti dell'Udinese, ho firmato per un anno. Voglio valutare se posso ancora esprimermi ad alti livelli e se il calcio mi diverte ancora. L'alternativa era smettere di giocare». È emozionato per ritorno in quello che è stato a lungo il «suo» stadio. «Se penso all'atmosfera che mi aspetta mi sento male. I miei ex compagni, i tifosi: insieme abbiamo vissuto una storia indimenticabile. Nella Capitale ho vissuto momenti importanti della mia vita e come calciatore. Sono maturato, mi sono sposato, separato e ho avuto i miei figli. Tuttora ho una compagna romana e vivrò nella mia casa anche quando deciderò di appendere gli scarpini al chiodo». Si augura un'accoglienza serena. «Se ci saranno fischi li accetterò. La gente romanista mi ha voluto bene, ma poi sono andato via e ora l'interesse primario è solo la squadra. Spero e penso che tutto andrà bene: certo, mi piacerebbe andare a salutare la curva». Domenica si troverà di fronte Mancini, il più in forma della Roma. «Mancini si troverà di fronte Candela...Scherzi a parte, sarà una bella partita, equilibrata e difficile per entrambe». Amarcord. Il suo ricordo più bello resta lo scudetto. «È stata un'esperienza unica vincere il campionato dopo quasi vent'anni di digiuno. Giravamo tutti a mille, abbiamo ottenuto un successo sofferto ma meritato». Con Cassano ha condiviso quattro anni. Inevitabile il riferimento alla situazione attuale. «Antonio si è messo in una posizione scomoda. Con lui ho avuto diverse discussioni. Lui tende a fare il fenomeno e spesso ci beccavamo. Io lo stuzzicavo dicendo che non era Maradona, e lui mi replicava di tacere, perché non giocavo a calcio da due anni. Spero comunque che presto si tutto possa risolversi e che il barese si rimetta in riga. A Roma i tifosi lo considerano molto, ci sono tutti i presupposti per far bene. Se tornerà a rendere al massimo tutta la squadra potrà beneficiarne». Un altro compagno cui è rimasto legato, Tommasi. «Sono contento per lui, indubbiamente è stato un bel gesto rinnovare il contratto. Le cifre? Non mi hanno sorpreso, Damiano lo conosco bene». A trentadue anni non è ancora tempo di bilanci, ma Candela può guardarsi indietro, con una frase che racchiude appieno il suo modo disincantato di intendere il calcio. «Avrei potuto senz'altro fare di più, ma io sono uno da 50 o 60% al massimo, me lo diceva sempre anche Tommasi. Ma sono contento e non ho rimpianti».