di DARIO BERSANI C'È voluto Roberto Mancini, specialista in coppa Italia, per riaprire ...

Il tecnico ha concluso la stagione con la vittoria del suo trofeo preferito. La nona coppa Italia, vinta tra calciatore e tecnico, ha suggellato una seconda parte di annata da ricordare, in cui i nerazzurri hanno viaggiato a una media scudetto, con sole 4 sconfitte in 55 gare ufficiali. L'Inter si è presentata all'ultimo atto stagionale con 9 assenze, decimata da infortuni e convocazioni delle rappresentative nazionali e confermato il 4-4-2 con Veron fuori e Cordoba a destra in difesa. Obbligato l'attacco con Cruz e Martins, viste le indisponibilità di Vieri, Adriano e Recoba. L'ultima Roma di Bruno Conti ha risposto con un tridente mascherato, con Mancini a sostituire dal primo minuto Montella, partito dalla panchina per una dorsalgia e Mexes preferito a Ferrari. Insolite la posizioni di Cufrè centrale, per francobollare Martins e Chivu largo sulla sinistra. All'inizio, ritmi frenetici e atmosfera elettrica, in uno stadio «Meazza» pressoché esaurito. Dopo neanche 3 minuti Mancini pesca a sorpresa in area avversaria De Rossi, che di testa non riesce a trovare la via della porta. Resterà l'unica apparizione in area interista. Mihajlovic ha provato a chiamare in causa Curci su punizione, e la manovra giallorossa lenta e involuta non è mai riuscita a impensierire l'attempata retroguardia nerazzurra. Al 25' a provarci dalla distanza era Kily Gonzales, che non riusciva a trovare il bersaglio grosso con un sinistro fuori misura. Dopo 8 minuti era ancora l'Inter a rendersi pericolosa: Martins si involava in area tra cinque romanisti e veniva fermato in maniera dubbia da Curci, in uscita disperata tra i suoi piedi. Trefoloni e il suo primo assistente Ivaldi non hanno concesso il calcio di rigore, tra le proteste interiste. Il tempo di una punizione di Mihajlovic di poco larga e la prima frazione di gara si concludeva senza altre occasioni da rete, con i milanesi a controllare agevolmente la situazione e la Roma totalmente incapace di proporre soluzioni offensive importanti. Toldo è andato al riposo completamente inoperoso e la Roma che dopo un avvio intenso aveva presto smarrito l'inerzia della partita. Una squadra lunga e a corto di idee, quella di Conti, con Mancini tatticamente anarchico e la coppia Totti-Cassano senza un solo acuto degno di nota. Con Dacourt e De Rossi annullati da Zanetti e Stankovic, Kily Gonzales a strapazzare Panucci sulla corsia sinistra, a salvarsi era il solo Cufrè. Nella ripresa, dentro Montella al posto di Dacourt. Conti provava il tutto per tutto, ma al quinto tentativo su punizione Mihajlovic chiudeva anticipatamente il conto, sorprendendo il colpevole Curci con un sinistro tagliato da 25 metri. Il vantaggio portava ancor più tranquillità all'Inter e per vedere una reazione della Roma si è dovuto attendere un tiro flebile di Totti al 19', terminato docilmente tra le braccia di Toldo. Pochi secondi dopo l'espulsione di Cufrè per doppia ammonizione era la firma su una resa incondizionata. A sfiorare il raddoppio ci pensavano due volte Cruz con un'incornata potente (21' e 26') e Materazzi, indisturbato in elevazione 2 minuti dopo, con il giovane Curci totalmente disorientato e fuori posizione. La partita di Montella finiva dopo neanche mezzora, sostituito da Corvia per il dolore alla schiena. Con la Roma in dieci, l'Inter non affondava limitandosi a far trascorrere i minuti senza particolari affanni. Nei minuti finali, spazio per Ferrari, Veron, Gamarra e il giovane Biava: sostituzioni ormai ininfluenti. Finiva così, con sei ammoniti e un espulso, con le premiazioni e il giro di campo dei padroni di casa festanti. Moratti si attendeva ben altre soddisfazioni, ma sulla scorta degli ultimi mesi e della vittoria del trofeo di consolazione (il quarto in totale, secondo della sua gestione) si potranno gettare le basi per un futuro finalmente da primato. La Roma spera di aver detto addio con questi scialbi novanta minuti alla stagione più travagliata d