L'iberico Costa e il sudamericano Nalbandian si incontreranno nella parte alta del tabellone L'altro argentino Zabaleta se la vedrà con Moya, che ha battuto il rumeno Pavel

Usciti i due giocatori che avevano le maggiori possibilità di rappresentare una variante sia tecnica che geografica, vale a dire l'inglese Tim Henman ed il russo Marat Safin, era inevitabile che il torneo finisse nelle mani dei giocatori che per tradizione ed abitudine, oltre che per caratteristiche tecniche, si trovano meglio su questi campi. Ieri il più vicino a rompere il fronte degli specialisti è stato il croato Ivo Karlovic, un tipo alto 2,08 che l'anno scorso si era segnalato a Wimbledon dove ha battuto il campione uscente, l'australiano Hewitt, grazie ad un servizio esplosivo e ad una apertura alare impressionante. Ebbene contro Moya Karlvic è stato 4 pari, 0-30, servizio per il suo avversario, nel terzo set prima di cedere tradito dal rovescio e, forse, dall'emozione. Dopo aver vinto tre maratone di tre set, nelle quali aveva dimostrato un'eccellente condizione ma aveva contemporaneamente speso molte energie, l'americano Vincent Spadea si è dovuto arrendere alla maggiore completezza dell'argentino Nalbandian, lo stesso che aveva eliminato la sera prima il nostro Volandri. Perduto il primo set, Spadea è andato in vantaggio per 3 a 0 nel secondo set ed ha anche avuto tre palle per il 4 a 0 prima di subire una serie di sei giochi consecutivi. Questo Spadea, che ha lontane origini calabresi, è un giocatore abbastanza strano che quattro anni fa ha infilato una serie di 21 sconfitte consecutive al primo turno perdendo in una sola stagione più di 200 posti in classifica (dal numero 20 al 229). Quasi con la stessa rapidità è stato però capace di risalire concludendo la scorsa stagione al numero 29. Nalbandian non è ancora al meglio della forma, la stessa che in passato gli ha consentito di raggiungere la finale di Wimbledon (2002) e la semifinale di Flushing Meadows (2003) ma sta crescendo. Ieri ha sbagliato un paio di facilissime conclusioni a rete ma nel complesso è stato più vario ed efficace. Albert Costa, dopo aver eliminato Roger Federer, ha usato la sua esperienza e la sua regolarità per tenere a bada prima il peruviano Horna e ieri il ceko Jiri Novak, che appartiene alla categoria di quelli che timbrano il cartellino ogni giorno, un tipo che non si batte se non si gioca bene. Costa è arrivato quest'anno a Roma con un record piuttosto modesto di 5 vittorie ed 8 sconfitte, quattro negli ultimi quattro incontri disputati ma sta evidentemente trovando una condizione accettabile. Non è certo favorito nella semifinale contro Nalbandian ma sbaglierebbero i bookmakers (purtroppo assenti al Foro Italico ma molto attivi nel tennis) se stabilissero le loro quote basandosi sulle indicazioni del computer che colloca Nalbandian al numero 8 e Costa al numero 39. Il meno titolato dei semifinalisti è certamente Mariano Zabaleta che ieri ha dominato il cileno Massu nel primo set e lo ha poi contenuto nel secondo, evitando comunque i rischi di un tie-break. L'argentino se la vedrà con Moya, che ha spazzato via Pavel in 49 minuti con un secco 6-1, 6-2. Il numero di centro della giornata è stata, per molti, la conferenza stampa di John McEnroe che ha spiegato tutto quello che è sbagliato nel tennis, cioè quasi tutto. Da segnalare comunque come la sua popolarità sia ancora straordinaria. È bastato vederlo in campo per allenarsi per far riempire le tribune.