Ancelotti finalmente bagnato da una pioggia di gioia

Carlo Ancelotti, battendo la Roma allo stadio Meazza, ha vinto lo scudetto alla guida del Milan. Il diciassettesimo della storia dei rossoneri , un traguardo che permette al tecnico di stare più tranquillo. Non bastava evidentemente la vittoria in Champions nella passata stagione. Così ieri, con due giornate di anticipo, è arrivato anche lo scudetto che mette a tacere le ultime voci di chi non era ancora convinto che Ancelotti sapesse davvero guidare una grande squadra. «Pioveva come nel giorno di Perugia, ma questa pioggia era sicuramente più dolce. Ma non voglio pensare alle rivincite, quello che è stato è stato. Vediamo quello che succederà nel futuro». Il tecnico, ora alla guida del Milan, si riferisce al giorno di maggio del 2000, durante il quale una pioggia battente ha fatto ritardare ma non sospendere la gara della Juventus (guidata da Ancelotti), contro il Perugia. La sconfitta dei bianconeri ha consegnato lo scudetto nelle mani della Lazio. Ieri Ancelotti ei suoi non hanno fallito l'appuntamento festeggiando in casa lo scudetto del Milan. «È uno scudetto meritato - il commento del tecnico rossonero - abbiamo disputato un campionato straordinario, strepitoso. Anche contro la Roma abbiamo giocato una bella partita, soprattutto nel primo tempo. Come festeggerò? C'è tempo per farlo, e sicuramente faremo in modo di farlo a lungo». Complimenti anche ai giallorossi che hanno saputo comunque tenere il passo del Milan dei record. «Ma adesso noi vogliamo continuare ad onorare il campionato e arrivare a fare ottantacinque punti. Anche per rispetto di tutte le altre squadre che sono ancora in corsa per diversi obiettivi». Onorare il campionato adesso è l'obiettivo dei neo campioni d'Italia. Questa vittoria a chi la dedica Ancelotti? «Al Presidente - risponde il tecnico - perché è stato vicino alla squadra e i ragazzi hanno saputo avvicinarlo». Durante la partita di ieri con la Roma però c'è stato anche un episodio molto discusso: il fallo di mani in area di Shvechenko su una punizione di Totti. L'allenatore rossonero non scende in analisi particolari. Prima, preso dall'euforia, si lascia andare ad una battuta: «Veramente non l'ho visto - dice - e come dicono a Roma ormai sinceramente 'non me ne po' fregà di meno'. E Sheva forse tiene alla sua dentatura per una questione di vanità, per quello ha alzato il gomito». Poi più seriamente commenta: «Ha semplicemente sfiorato la palla con il braccio, evidentemente l'arbitro ha optato per l'involontarietà». Riuscendo a bloccare Totti, Ancelotti ha fermato una fonte importante del gioco della Roma: «Loro sono i più forti nel ribaltare le azioni e noi siamo stati bravi ad impedirlo. Devo dire che anche in questo confronto sono stati temibili». Di tutta la stagione qual è stata la chiave della vittoria finale? «Quella del 6 gennaio proprio sui giallorossi è stata importantissima, ma lo sono state anche quelle negli altri scontri diretti in trasferta. Questa è stata la nostra arma in più». Squadra che vince non si cambia, ma per l'anno prossimo arriverà qualche rinforzo. Per il tecnico la sorpresa di questo Milan è stato Kakà, se ne aspetta altre così? «No - risponde - perché i giocatori che arriveranno li conosco tutti». Ancelotti chiude commentando gli episodi che si sono verificati nel secondo tempo, durante il quale dalla curva dei tifosi ospiti sono arrivati dei petardi sul terreno di gioco. «Io sono stato a Roma otto anni e ho un ricordo stupendo del pubblico giallorosso, che segue la squadra con passione, entusiasmo e trasporto. Preferisco ricardarli così. Quello è il pubblico della Roma».