Gli resiste solo Montoya, secondo Terzo Button su Bar: primo podio

O comunque come un principe capace di controllare la velocità del suo destriero, la focosità dei suoi avversari, l'imprevedibilità dei caldi equatoriali: così Michael Schumacher ha vinto il gran premio della Malesia. Per lui è la 72esima vittoria in carriera, per la Ferrari la 169esima, in una gara che ha visto Montoya inutilmente alla rincorsa e Jenson Button conquistare il primo podio della sua vita. Schumacher è stato regale perchè a rendere più complicate le cose, sul già complicato circuito di Sepang, a 10 minuti dal via ci si è messa anche la pioggia. Risultato: la partenza è stata da brivido assoluto. Ma Schumacher ha dominato i cavalli della sua Ferrari e ha tenuto la testa, seguito immediatamente da Barrichello, a sua volta bravo a infilarsi nella scia del compagno ed a superare la Jaguar di Webber partita in prima fila, ma precipitata in una sola tornata in 13esima posizione, quindi in ultima dopo una foratura seguita da un «drive through» per eccesso di velocità ai box. Ma anche Barrichello non ha avuto una gara facile: dopo la buona partenza è scivolato di lato in un punto bagnato della pista e ha subito perso due posizioni, superato da Montoya e Raikkonen. Quindi, all'11esimo giro, si è fatto scavalcare ai box da Trulli, un giro dopo anche da Button. Impressionante invece la partenza di Alonso: scattato dall' ultima fila nel giro di 400 metri lo spagnolo aveva già superato cinque avversari. Dopo un giro, da 19esimo era 14esimo. A metà gara settimo, suscitando applausi a scena aperta in sala stampa sorpasso dopo sorpasso. Uno spettacolo di aggressività e talento. Più spettacolare di lui solo uno: Michael Schumacher. Sontuoso, freddissimo nel caldo di Sepang, il campione tedesco anche in Malesia è riuscito a dominare come d'abitudine tutte le impreviste variabili, a cominciare dall'improvvisa, inattesa pioggia tropicale. Dietro di lui Webber naufragava con la sua Jaguar, Barrichello scivolava con la Ferrari, Ralf e Raikkonen rompevano con le loro Williams e McLaren, Montoya rincorreva con la sua BMW. Schumi, sulla sua rossa, controllava. Tutto e tutti, come un signore degli anelli che, forte del potere assoluto del suo destriero, cavalca sopra tensioni, monsoni e avversari. Un sultano. Per il ferrarista tre pit stop lucidissimi, senza una sbavatura, nonostante alle sue spalle Juan Pablo Montoya ce l'abbia messa proprio tutta per stargli addosso. Ma niente da fare. A ogni giro veloce del colombiano, ad ogni suo tentativo di recupero, Schumacher gli ha lasciato solo a tratti l' impressione di un calo di tensione. Ad ogni virtuale riavvicinamento del colombiano, Schumacher ha piazzato immediatamente un giro perfetto, mantenendo costante il distacco dai 5 ai 9 secondi. Un gioco tra gatto e topo, fatto quasi con leggerezza, quasi per nascondere la propria superiorità, per renderla appena appena percettibile. Una corsa diametralmente opposta quella di Kimi Raikkonen: protagonista di una buona partenza che lo aveva portato dal quinto al terzo posto, il finlandese è stato costretto al ritiro al 41esimo giro per la rottura del motore della sua McLaren-Mercedes. E con Coulthard solo sesto, per la McLaren è crisi. Meglio di lui ha fatto Jenson Button terzo: l'inglese della Bar-Honda, che già in Australia era andato a punti (sesto), a Sepang ha invece trovato il primo podio della sua vita precedendo, nell'ordine, Barrichello e Trulli.