di RINO TOMMASI CREDO si debba arrivare alla conclusione che la Coppa Italia sia un malato incurabile.

La manifestazione non è mai riuscita ad entrare nelle nostre abitudini. Può capitare, una volta ogni quattro o cinque anni, che venga fuori una combinazione fortunata ma per se stessa la Coppa non interessa a nessuno, soprattutto non interessa ai club che infatti la snobbano regolarmente. È mia antica convinzione che l'unica formula possibile sarebbe quella di un tabellone ad eliminazione diretta con partita secca da disputare sul campo della squadra di divisione inferiore o di classifica più bassa ma temo che questa proposta faccia la stessa fine di tante altre (la serie A a 16 squadre, il tempo bloccato, i playoff, i diritti televisivi divisi in parti uguali) che non hanno avuto fortuna. Se prendiamo i dati delle partite giocate in settimana (erano gli ottavi di finale) vediamo come essi offrano lo spunto per alcune considerazioni importanti. Anche quando hanno giocato in trasferta le squadre di maggior lignaggio (Juventus, Milan, Lazio, Parma e Udinese) hanno vinto pur schierando formazioni largamente incomplete. Questo a dimostrazione di quanto il campionato aveva già suggerito e cioè che la forbice dei valori si sia troppo allargata. Le partite che hanno catturato un numero accettabile di spettatori sono state Sampdoria-Milan, Siena-Juventus e Roma-Palermo. A Genova ed a Siena il pubblico lo hanno portato il Milan e la Juventus, all'Olimpico i molti siciliani residenti a Roma si sono aggiunti allo zoccolo duro dei tifosi giallorossi lasciando comunque desolanti vuoti sulle tribune. Gli altri incontri si sono disputati quasi nel deserto: 942 spettatori per Chievo-Perugia, 1.001 per Bologna-Udinese, 1.164 per Venezia-Parma. 2.164 per Modena-Lazio, 2.961 per Inter-Reggina. È quasi miracoloso che in questo scenario la Coppa abbia trovato uno sponsor (ma nessuno la chiamerà con il suo nome) e sia riuscita a vendere i propri diritti televisivi ma tutti sanno che quell'accordo è stato esclusivamente politico e non ha certo seguito le regole del mercato. Vogliamo provare ad immaginare cosa succederà per le gare di ritorno che purtroppo il regolamento impone ? Due sole partite avranno un buon pubblico e sono Palermo-Roma e Reggina-Inter (il gol realizzato in trasferta incoraggerà le ambizioni dei calabresi) ma questo conferma come tutti gli incontri, fin dal primo turno, dovrebbero svolgersi sul campo della squadra meno titolata. Sembra difficile sperare in interventi migliorativi da parte della Lega, che pure dovrebbe avere interesse a confezionare ed a proporre il miglior prodotto possibile. Una Lega che ha sposato il progetto di allargamento da 18 a 20 squadre della serie A, da 20 a 24 (o 22 ?) della serie B è evidentemente in preda ad uno stato di confusione che del resto trova riscontro nella situazione generale del nostro calcio. Per proprio conto la Federazione ha dato significative prove di inefficienza l'estate scorsa. Vuol proprio dire che il calcio ha in se una forza tremenda se riesce a sopravvivere ai propri dirigenti.