Simoni sfida Armstrong: «Non mi fa paura» Il fresco vincitore del Giro è in vena di promesse: «Sono qui e voglio lasciare il segno»

Una bella soddisfazione (segno evidente che il trentino gode di ampia considerazione anche a livello internazionale), ma anche un bel carico di responsabilità. Abbiamo intervistato il vincitore del Giro d'Italia per sapere direttamente da lui come la pensa. Qual è il suo obiettivo minimo per il Tour? «Dimostrare quello che valgo è l'obiettivo più grande che mi pongo: essere all'altezza della situazione e degli avversari, onorare l'attesa che mi circonda, e le responsabilità che il ruolo mi assegna». Armstrong quest'anno è attaccabile o sarà il solito extraterrestre? «Non posso giudicare un corridore contro il quale ho corso poco. Comunque sono di fronte ad un signore che ha quattro Tour all'attivo, dunque un extraterrestre». Si rende conto di essere atteso da tutti come il vero antagonista dell'americano? «In effetti c'è un'attesa particolare nei miei confronti, che mi lusinga e mi carica di responsabilità. Io sono venuto qui per lasciare un segno». Come si è allenato per preparare il Tour? Teme che alla fine possa affiorare in lei, che ha fatto il Giro, un po' di stanchezza? «Ho fatto molti sacrifici, perché dopo una grande vittoria è difficile recuperare motivazioni. Sono consapevole che tanti corridori, Armstrong per primo, concentrano tutti gli sforzi sul Tour. Ma io spero che l'entusiasmo mi dia la spinta per essere alla loro altezza. Fisicamente mi sento bene». Crede che sia fondamentale avere delle alleanze per mettere in difficoltà Armstrong? Con chi pensa di fare corsa parallela: Garzelli o Mayo? «Io per principio non ho mai fatto affidamento sull'aiuto di nessuno. Credo di avere bene in testa quale sia la tattica da seguire, e quella adotterò. Se poi ci sarà qualche naturale alleanza di strada, ben venga». A Bolzano, al Giro, ha fatto una crono strepitosa. Al Tour sarà fondamentale andare bene contro il tempo: quanti minuti conta di perdere da Lance? «Le partite a perdere non mi sono mai piaciute, non fanno parte della mia indole. Io so che Armstrong è più forte di me a cronometro ma devo dare il mio meglio per contrastarlo. Nella prova a squadre sono convinto di riuscirci, grazie all'aiuto dei miei compagni. Quanto alle prove individuali, è un ragionamento da fare più avanti. Dopo le Alpi il Tour potrebbe già avere un volto diverso». Non crede che il percorso sia un po' sbilanciato, comunque, a favore dei cronomen? Ci sono molti colli da scalare, ma spesso lontani dall'arrivo. «Il percorso dello scorso anno mi piaceva di più, purtroppo non ho avuto modo di sperimentarlo. In ogni caso la mia priorità sta nell'utilizzare al meglio le opportunità che la corsa potrà offrirmi». Quale tappa si è segnato con un circoletto rosso? «L'Alpe d'Huez mi attira in particolare. Ma per un grande Tour non basta un giorno di gloria, sbaglierei a concentrare tutte le attenzioni su un solo obiettivo». Ce lo dice fra tre settimane se preferisce il Giro o il Tour? «Il Giro mi ha già dato tanto, mi ha cambiato la vita. Il Tour ha una magia tutta particolare, dunque per me è un'avventura da scoprire, e mi piace che sia così».