di SIMONE PIERETTI DI lui si esaltano le doti balistiche, il sinistro fatato, l'esperienza ...

Sarà soltanto un caso, ma il periodo negativo della Lazio è iniziato quando Mihajlovic si è dovuto fermare per un infurtunio che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per più di due mesi: oggi il difensore è tornato protagonista: sempre lì - al suo posto - sul ponte di comando. Uno a zero contro il Besiktas: un risultato che va stretto alla sua squadra. «Vincere per uno a zero è sempre meglio di pareggiare per tre a tre: è stata una partita a senso unico, dove abbiamo sbagliato troppe occasioni da gol, ma la vittoria ci consente di partire con un grande vantaggio nella sfida di ritorno. I turchi saranno costretti a rincorrere, lascieranno ampi spazi, e quando la Lazio ha spazio diventa spietata». Ma a Istanbul sarà un inferno: vi attende un clima infuocato. «Siamo calciatori di livello internazionale, siamo esperti ed abbiamo giocato in ogni angolo del mondo. Se pensano di poterci condizionare con il loro atteggiamento probabilmente sbagliano, in campo conta soltanto la forza dei giocatori: giocare in casa per loro non sarà poi un grosso vantaggio». Servirà un grande temperamento, quello che ha dimostrato lei con il suo compagno di squadra Simeone.... «In mezzo al campo si può anche discutere in maniera animata, l'importante è dimenticare in fretta ciò che accade. A me non piace vivere in un clima ovattato, tranquillo: a volte qualche cazzotto può anche far bene, litigare serve a tenere alta la tensione. Succede in tutte le squadre di calcio, è successo spesso anche nell'anno dello scudetto quando c'era Eriksson». Domani torna il campionato. «Contro l'Empoli serve assolutamente una vittoria, un pareggio sarebbe da considerare un ulteriore passo falso ». E perchè non guardarsi le spalle da un Chievo che incalza minaccioso? «Personalmente guardo sempre in avanti: bisogna cercare di riprendere il Milan, facendo ovviamente attenzione, ma credo che il nostro obiettivo sia quello di puntare il più in alto possibile». La preoccupa l'attuale situazione societaria? «E' un momento particolare, ma abbiamo parlato spesso con Baraldi in questi giorni, e siamo stati messi al corrente del nuovo progetto che la società ha intenzione di mettere in pratica. In questi anni la Lazio ci ha dato tanto: abbiamo vinto molti trofei ed ottenuto tanto anche sotto il profilo economico. La Lazio ha fatto tanti sacrifici per noi, per acquistarci, per rendere la squadra competitiva e vincente, e dei successi ne hanno beneficiato tutti. Ma adesso è arrivato il momento che anche i giocatori facciano qualche sacrificio per aiutare la società». Ha pensato a quello che farà da grande, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo? «Sono troppo giovane per iniziare a pensare a queste cose: mi diverto ancora a giocare a calcio, vorrei continuare per altri cinque o sei anni e chiudere la carriera nella Lazio, per poi continuarla con qualche incarico societario». Varrà anche per Mancini questo discorso? «Se la società presenterà al Mancio un progetto serio che lo coinvolgerà totalmente nel suo incarico di allenatore, allora potete essere certi che il mister resterà qui: il suo futuro non dipende da lui, ma dalla Lazio».