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A Spoleto una notte nel segno di Menotti, Alda Fendi riaccende la magia del maestro
Una notte sospesa nel tempo, tra memoria, arte e bellezza. Spoleto ha ritrovato per una sera lo spirito di Gian Carlo Menotti, il grande compositore che nel 1958 inventò il Festival dei Due Mondi trasformando la città umbra in uno dei crocevia internazionali della cultura. A riportare idealmente il Maestro nella sua casa affacciata sul Duomo è stata ancora una volta Alda Fendi, presidente della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, che ha voluto dedicargli una serata-evento esclusiva, giunta alla sua terza edizione.
Una cena a lume di candela, ospiti illustri, teatro, musica e quelle stanze cariche di ricordi hanno composto la scenografia naturale di un appuntamento che è ormai diventato una raffinata consuetudine. Ma soprattutto un modo per custodire la memoria senza trasformarla in nostalgia. La casa appartenuta a Menotti, oggi proprietà di Alda Fendi, è tornata a vivere come ai tempi in cui artisti, musicisti e intellettuali si incontravano a Spoleto facendo dialogare mondi e linguaggi differenti.
Dietro la serata c’è la passione di Alda Fendi e il lavoro creativo di Raffaele Curi, direttore artistico della Fondazione, che dell’evento ha costruito l’anima e la drammaturgia. Artista visionario e storico collaboratore di Menotti, accanto al Maestro per sedici edizioni del Festival di Spoleto, Curi conosce profondamente lo spirito di quei luoghi. Proprio da questo rapporto nasce un omaggio che evita ogni celebrazione convenzionale per trasformarsi in esperienza.
Le stanze e il giardino sono diventati così un palcoscenico diffuso. La luce delle candele, l’aria ancora tiepida di settembre e la vista sul cuore di Spoleto hanno accompagnato gli invitati in un percorso nel quale passato e presente sembravano continuamente rincorrersi.
Ad aprire la parte artistica, in anteprima italiana, alcuni stralci de “Il ritorno d’Ulisse in patria” di Claudio Monteverdi, nelle figurazioni del Teatro Carlo Colla & Figli, in coproduzione con il Festival di Salisburgo e l’Opéra de Monte-Carlo. Le preziose marionette della storica compagnia, particolarmente amata dallo stesso Menotti, hanno restituito al mito omerico la sua dimensione poetica, fondendo la musica barocca con l’incanto di un’arte teatrale antica.
Poi il cambio di atmosfera con «Le Notti Bianche» di Fëdor Dostoevskij, nella drammaturgia e regia firmate da Raffaele Curi e Fausto Cabra. Protagonisti Cabra e Sara Lazzaro, impegnati in un dialogo in italiano e inglese capace di trasformare il giardino in uno spazio quasi irreale. Parole, silenzi e sguardi hanno accompagnato il pubblico dentro la vertigine sentimentale di Dostoevskij.
E quando lo spettacolo ha lasciato spazio alla convivialità, la casa ha continuato a raccontare. La cena a lume di candela ha riunito personalità del mondo della cultura e rappresentanti della diplomazia internazionale in un’atmosfera lontana dalla ritualità delle occasioni ufficiali. Tra gli ospiti l’Ambasciatrice di Francia Anne-Marie Descôtes, Carlos Pereira Marques, Ambasciatore del Portogallo, e Renato Mosca de Souza, Ambasciatore del Brasile.
Una presenza, quella francese, che rinnova anche il particolare legame con Alda Fendi, insignita nel 2020 della Légion d’Honneur dalla Repubblica francese. Un riconoscimento che racconta bene il percorso di una mecenate che da anni investe personalmente nella cultura, nella ricerca e nella salvaguardia del patrimonio artistico.
Il progetto di Spoleto è infatti soltanto un capitolo di un impegno molto più ampio. Attraverso la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, la sua presidente ha sostenuto progetti archeologici, iniziative artistiche e interventi di valorizzazione, soprattutto a Roma, cercando spesso luoghi inconsueti e nuove modalità per avvicinare il pubblico all’arte. «L’arte non è un lusso: è una necessità. L’arte eleva, unisce, educa, crea bellezza e genera futuro», è la convinzione che accompagna il suo lavoro.
Al suo fianco Raffaele Curi continua a tradurre questa visione in progetti nei quali teatro, letteratura, arti visive, archeologia e provocazione intellettuale si contaminano. A Spoleto il legame personale con Menotti rende però tutto ancora più intenso. Non si tratta semplicemente di ricordare un protagonista del Novecento, ma di provare a far sopravvivere quella sua straordinaria capacità di mettere insieme artisti e discipline, eleganza e sperimentazione.
È forse questo il senso più profondo di “To Gian Carlo”: non una commemorazione, ma un incontro ideale. Nella notte spoletina, mentre le candele illuminavano il giardino e gli ultimi ospiti attraversavano le stanze che furono del Maestro, sembrava quasi che Menotti non se ne fosse mai andato. La musica, il teatro, le conversazioni e quella casa nuovamente piena di vita hanno fatto il resto. Alda Fendi e Raffaele Curi gli hanno dedicato qualcosa di più prezioso di un monumento: una serata capace di restituirgli, ancora una volta, il suo pubblico.