quattro chiacchiere con maridì
Giulia Bevilacqua: "Svenni ad un provino. Presa subito sul set per aver recitato bene"
Un nuovo, prestigioso riconoscimento per Giulia Bevilacqua insignita con l’«Ischia Award», quale attrice protagonista dell’anno, in occasione della XVI edizione di Ischia Global Fest appena concluso.
Giulia lei ha un talento artistico innato?
«Sia mamma che papà sono architetti, pertanto fin da piccolissima ho respirato in casa l’amore per l’arte declinata nelle sue varie accezioni; i miei genitori mi hanno iniziato al culto della bellezza nell'accezione più alta del termine, quella che nobilita l'anima».
Come nasce la passione per la recitazione?
«Un po' dalla visione di tanti film e da spettacoli teatrali a cui fin da ragazzina ho assistito con i miei genitori ma ammetto di avere una predisposizione naturale per l’entertainment. Io sono la quarta figlia della mia famiglia ed essendo nata dopo 10 anni, sono stata sempre considerata la mascotte di casa. Da piccola, la sera spesso mi divertivo a intrattenere con sketch improvvisati ed imitazioni esilaranti i miei cari che a loro volta, evidenziavano tenerezza e grande affetto».
Il primo step nel suo percorso artistico?
«Frequentavo la Facoltà di architettura per tradizione familiare senza particolare entusiasmo; un bel giorno mi sono chiesta: perché non provare a seguire il mio istinto? Ed è così che ho cambiato facoltà, iscrivendomi alla Facoltà di Lettere con indirizzo spettacolo, seguendo contemporaneamente anche un corso amatoriale di recitazione. Grazie al prezioso suggerimento di un mio maestro di nome Luciano Curreli, mi iscrissi al Centro Sperimentale di Roma».
La sua prima esperienza sul set?
«È avvenuta prima di entrare nel Centro Sperimentale in occasione di un videoclip di Jon Bon Jovi. Una mia amica mi chiamò per fare la comparsa in questo progetto. Appena il regista mi vide tra le figuranti, invece di far fare il video come protagonista alla modella già individuata per ricoprire quel ruolo, scelse me instradandomi a questa nuova professione. In seguito sono stata chiamata a fare piccole pose in grandi serie Tv Rai, ma ciò che mi ha consacrato alla carriera di attrice è stato ”Distretto di Polizia” in cui ho lavorato per cinque anni consecutivi accanto ad attori di valore come Claudia Pandolfi e Ricky Memphis, Giorgio Tirabassi».
Qual’ era il suo personaggio?
«Anna Gori un'agente speciale, che nelle varie stagioni è stata promossa ispettrice».
Il suo debutto al cinema?
«È avvenuto con il regista Vincenzo Marra nel film “L’ora di punta” presentato in concorso a #Venezia64».
Lei è un’attrice da red carpet?
«Perché no? Mi diverte molto fare le passerelle! I festival, soprattutto Venezia, sono manifestazioni molto importanti in cui si celebra il cinema come sublime espressione d’arte».
Qualche anno fa a Venezia è stata anche insignita di un riconoscimento….
«Nel 2012 ho ricevuto il Premio L’Oreal Paris per il Cinema».
Preferisce il cinema o la tv?
«Non ho mai fatto distinzioni in merito; le mie scelte dipendono esclusivamente dal ruolo e dalla storia che mi propongono. Il cinema ha dei tempi diversi per la lavorazione rispetto alla Tv, ma questo non è un elemento scriminante».
Ci racconti un episodio originale sul set
«Ricordo un episodio molto buffo che accadde mentre studiavo al Centro Sperimentale, in occasione del mio primo provino che feci per entrare nel cast di una serie Tv dal titolo “Grandi Domani”, prodotta da Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Accadde che io ed un’altra ragazza arrivammo alla selezione finale e, al momento del provino, soffrendo di cali di pressione, io ebbi uno svenimento davanti al regista Terracciano, il quale incantato da questa scena, pensando che si trattasse di pura finzione, mi scritturò immediatamente per il suo progetto».
Con quale regista le piacerebbe lavorare?
«Vorrei girare un film con Paolo Virzi perché lo considero uno dei migliori registi italiani specializzati nel raccontare con sottile ironia e grande sensibilità l'animo umano nelle sue tante sfaccettature. A livello interazionale invece adoro Almodovar».
Predilige i ruoli drammatici o brillanti?
«La mia “comfort zone” è la commedia, penso che è molto piu difficile far ridere anzichè far piangere ; nel lavoro come nel privato, ho sempre bisogno di nuovi stimoli, pertanto non escludo nel mio futuro di interpretare anche ruoli drammatici».
I suoi nuovi progetti?
«Sto girando la terza stagione di “Vincenzo Malinconico, avvocato d’ insuccesso”, mentre il prossimo autunno usciranno due film; il primo si chiama “Manoho”, un’opera prima di Valentina Rosano. L’altro film ha come titolo »Il mio amico immaginario» ed è un’opera molto tenera che narra la storia di una bimba che ha un amico immaginario, ostacolata in questo suo sogno dal suo papà (Fabio Volo) ed appoggiata dalla mamma, da me interpretata».
Lei è Valeria Camilli nella fiction « È arrivata la felicità»; che cos'è la felicità?
«È fatta di attimi; l’importante è riconoscerla e viverla intensamente in ogni sua sfumatura».