Teatro Santa Chiara

"Noi", l'atto di amore di Saltallà per teatro e attori

Quella linea sottile che segna il confine tra realtà e finzione. È qui che ama muoversi con equilibrio e perfetta armonia Jacopo Saltallà che porta in scena con la compagnia de “Gli Incipriati”, il suo nuovo lavoro “Noi” al teatro Santa Chiara di via Caterina Troiani 90 (zona Eur-Torrino), il 15 e 16 maggio alle 21 e domenica 17 maggio alle 17.

“Noi” racconta con ironia e momenti emotivi, la vita di una compagnia teatrale amatoriale alle prese con la creazione di un nuovo spettacolo. Tra desideri contrastanti, gelosie, insicurezze e sogni personali, gli attori invadono letteralmente la mente dell’autore, mettendo in scena le dinamiche umane del gruppo.

  

Realtà e finzione sono sempre più vicine con prove, spettacoli e retroscena che diventano occasione per riflettere sull’identità, sul bisogno di esprimersi e sul senso del fare teatro come “famiglia”. Tra comicità corale e momenti più intimi, emerge il ritratto autentico di persone diverse unite dalla stessa passione, ma anche dalla paura che "la magia" che regala il teatro possa svanire per sempre.

Saltallà, nella commedia che ha scritto e diretto, si chiede se è possibile vivere con la paura che le cose belle possano finire e se è giusto che finiscano, magari per ritornare in modi e maniere differenti. «Ho scritto NOI in un momento di profonda crisi, - confida il regista - uno di quei momenti in cui si mette tutto in discussione e si va alla ricerca di risposte e certezze che mai arriveranno. Dopo quasi 25 anni che scrivo testi per il teatro e faccio spettacoli, mi sono chiesto il senso di quello che tutti noi facciano alle prove e sul palco». «In questo testo ci sono tutte le mie domande e qualche risposta, - continua Saltallà - ci sono io e ci siamo tutti Noi, sul palco e nella vita reale, che con le nostre vite, vere o romanzate, rappresentiamo la nostra verità. Recitiamo per trovare noi stessi ed essere noi stessi, "la verità non uccide"!».

«Noi è un atto di amore verso tutti loro che vedrete sul palco, - conclude - che da anni si fanno strumenti della mia immaginazione, del mio sentire, del mio dolore e della mia gioia. "Per rinasciri, bisogna per forza muriri"».