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Sanremo 2026, la prima serata. Ferro show, ovazione per Arisa e Fedez-Masini

Carmen Guadalaxara

Si sono accesi i riflettori sulla 76ª edizione del Festival di Sanremo con un’apertura solenne e carica di emozione, interamente dedicata all’indimenticabile Pippo Baudo. Le note inconfondibili della sigla dei suoi festival, “Perché Sanremo è Sanremo”, eseguita dal vivo dall’orchestra, hanno accompagnato l’accensione graduale delle luci del Teatro Ariston, ricreando da subito quella magica atmosfera che solo Sanremo sa evocare. Poi, la voce registrata di Baudo — “Buonasera, benvenuti al festival della canzone italiana” — ha risuonato come un abbraccio alla storia.

Carlo Conti, visibilmente emozionato, ha ricordato che “è il primo festival senza di lui, è doveroso dedicarlo a lui”. Una dedica vera, sentita, che ha dato il tono all’intera serata.

  

Il sipario musicale si è aperto con Olly e la sua “Balorda Nostalgia”: camicia rossa sbottonata, energia alle stelle, Ariston che canta a squarciagola il tormentone dell’edizione 2025. “Wow, grazie a questo bellissimo teatro e a questa fantastica orchestra”, ha detto il cantante ligure, già proiettato verso il concerto al Ferraris.

Nel frattempo Laura Pausini ha fatto il suo ingresso in un abito nero a sirena, preceduta da un filmato in cui Baudo la presentava ai suoi esordi. “Bentornata a casa”, le ha detto Conti. Lei, emozionata e sorridente, ha preso subito le redini per presentare il primo artista in gara.

Da lì, la serata è decollata: Ditonellapiaga ha scagliato sul pubblico il suo “Che fastidio!”, un elenco ritmato di tutto ciò che la infastidisce, compresi “i giornalisti perbenisti”, mentre Michele Bravi ha confermato la sua delicatezza da chansonnier in “Prima o poi”. Sayf ha mischiato street rap, cantautorato, Mediterraneo e citazioni che spaziavano da Berlusconi a Cannavaro, fino agli allagamenti in Liguria ed Emilia.

Tra un’esibizione e l’altra, Fiorello è comparso in diretta Instagram dalla sala stampa, salutando i giornalisti con la sua solita follia controllata. Poi è stata Laura Pausini a irrompere nella sua diretta, lanciando cuori e mandando in visibilio gli spettatori collegati.

Mara Sattei, avvolta in un abito nero firmato Vivienne Westwood, ha portato una ballad romantica, “Le cose che non sai di me”, con un’apertura orchestrale di grande impatto. Dargen D’Amico ha invece fatto ridere l’Ariston entrando, uscendo e rientrando, prima di lanciare il suo “Ai ai”, definito da molti un inno ironico sull’intelligenza artificiale. “Sarebbe ora”, commentano in sala.

Il ricordo si è fatto intenso quando Conti ha celebrato il Maestro Peppe Vessicchio, definito “una delle colonne sonore della musica e del Festival”. Standing ovation immediata, seguita dal tributo ad Angela Luce, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati, Tony Dallara e Maurizio Costanzo, di cui ricorreva l’anniversario della scomparsa.

Poi è arrivata Arisa, con “Magica favola”. La sua voce, “cristallina, pura e capace di trasmettere forti emozioni”, è cresciuta fino a diventare lirica nel finale: standing ovation.

Il pubblico è andato in delirio quando ha visto comparire Can Yaman, elegantissimo, “una bellezza planetaria” come gridavano dalla platea. L’attore ha canticchiato una canzone turca cercando di coinvolgere la Pausini, in un siparietto inatteso.

Luchè ha portato la sua apprezzabile canzone d’amore “Labirinto”, mentre Elettra Lamborghini ha fatto ballare l’Ariston con “Voilà”, hit dichiaratamente costruita per diventare un tormentone estivo, con tanto di citazione alla Carrà. Patty Pravo, alla sua undicesima partecipazione, ha interpretato “Opera”, firmata da Giovanni Caccamo, confermando un’eleganza che non teme il tempo.

Samurai J ha acceso un ritmo latino ammiccante con “Ossessione” — “andale andale”, “bailando contigo así” — lasciando al pubblico la curiosità per la serata delle cover in cui canterà “Baila Morena” con Belén Rodríguez e Roy Paci.

Il culmine dell’emozione è arrivato con una delle presenze più attese: Tiziano Ferro, super ospite della serata. Ha celebrato i 25 anni di “Xdono” iniziando a cappella “Ti scatterò una foto”, poi è partito un medley che ha incantato il teatro: “La differenza tra me e te”, “Lo stadio”, “Perdono”. “In questo quarto di secolo mi è successo di tutto”, ha detto ricordando come proprio Conti credette in lui agli inizi. L’Ariston gli ha regalato un amore totale, come sempre.

La parte finale della serata ha raccolto altre perle: l’eleganza romantica di Raf in “Ora e per sempre”, la sorpresa country di J-Ax con “Italia starter pack” e la potenza cantautorale di Fulminacci in “Stupida sfortuna”, che “ci porta a spasso per la Capitale”.

Applausi e risate per l’incursione del comico Vincenzo De Lucia, perfetto nell’imitazione di Pausini: “Io non sono permalosa, volevo dire ai miei haters che sono degli sfigati…”.

Infine, un connubio d’eccezione ha infiammato il teatro: Fedez e Marco Masini con “Male necessario”. “Bravo Fedez. Potente come sempre Masini”, si gridava dalla platea. L’Ariston è esploso in un pieno “Bravi, bravi!”.

Finalmente ritroviamo la voce scura e versatile di Serena Brancale che racconta in una lettera biografica, il dolore dilaniante per un affetto che non c'è più. Serena Brancale con "Qui con me"  è da brividi. Il pubblico ha scandito a gran voce il suo nome. Sul podio