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Polemica sulle apnee notturne: patente a rischio se non ci si cura

Nei casi sospetti c'è il questionario ma la misura non convince gli specialisti

Polemica sulle apnee notturne: patente a rischio se non ci si cura

apnea

Si parte dai danni alla salute e sull'umore, fino ad arrivare alla concentrazione sul lavoro. Ma nella lista delle conseguenze imputate alle apnee notturne ci sono anche gravi costi sociali. Le principali voci derivano dalle spese di ospedalizzazione, la perdita della produttività e il numero degli incidenti stradali. Le cifre sono da capogiro: dai 3,5 ai 5 miliardi di euro, pari allo 0,5% del Pil nazionale, secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità. Quello che salta agli occhi però è un altro dato: 2,8 miliardi di euro l'anno risparmiati se il 75% dei pazienti fosse curato, grazie a un incremento dei giorni lavorativi e una drastica riduzione di infortuni e incidenti stradali.

 

 

INCIDENTI - Proprio per arginare la piaga degli incidenti, che solo nel 2014 ha contato 7300 casi, 231 morti, 12.180 feriti ed un costo diretto intorno ai 2 miliardi di euro, anche il nostro Paese ha recepito la direttiva 2014/85/UE, attraverso il decreto dei Trasporti (dicembre 2015) e il successivo decreto attuativo del ministero della Salute (febbraio 2016) che stabilisce il ritiro della patente di guida ai pazienti che non curano adeguatamente la malattia. Secondo la normativa in vigore da febbraio, chi è affetto da apnee notturne, o meglio, dall'OSAS, sindrome delle apnee croniche ostruttive nel sonno, deve informare il medico incaricato al controllo per il rinnovo della patente e, nel caso in cui non ci sia ancora una diagnosi, essere sottoposto a un questionario che rilevi una sonnolenza diurna, uno dei sintomi più frequenti. Quest'ultima misura ha sollevato perplessità, in particolare fra gli specialisti otorinolaringoiatri che curano in prevalenza la patologia. Fra questi, il professor Stefano Di Girolamo, responsabile dell'unità operativa semplice dipartimentale di audiologia e foniatria del Policlinico universitario Tor Vergata. "E’ facile - afferma Di Girolamo - intuire come la maggior parte dei conducenti, neanche informati sulla gravità dell’OSAS per la loro salute, pur di riavere la patente negheranno di avere sonnolenza diurna".

 

 

DOMANDA - Professore, anche in Italia si potrà ritirare la patente ai guidatori che non curano adeguatamente le apnee notturne secondo la normativa. Perché ha mosso delle critiche?
RISPOSTA - Il decreto del ministero della Salute di fatto lascia al guidatore la responsabilità del rinnovo della patente nel momento in cui i pazienti con sospetta OSAS vengono valutati con un questionario sulla sonnolenza, quindi con un test soggettivo. Si legge infatti nel decreto: “I richiedenti il rinnovo o il rilascio della patente di guida individuati dal medico monocratico come «soggetti con sospetta OSAS» sulla base dei criteri prima riportati, dovranno essere oggetto di ulteriore approfondimento mediante il questionario allegato, per indagare le condizioni di sonnolenza diurna presentate". Si tratta di un questionario semplice, in cui il guidatore deve indicare se si appisola frequentemente davanti alla televisione, in macchina se non guida, oppure conversando con qualcuno o durante i pasti. E’ facile intuire che la maggior parte di loro, neanche informati della gravità dell’OSAS per la salute, pur di riavere la patente neghino di avere sonnolenza diurna. Pensiamo per esempio ai conducenti di camion e in generale agli autisti che per lavoro hanno bisogno di avere la patente in regola. E' difficile che lamentino i sintomi se il rischio è il ritiro e la possibilità di non lavorare. Ma forse era proprio questo il risultato sperato.

 

 

D - SI SPIEGHI MEGLIO...
R - Il problema delle OSAS non nasce oggi. E' ampiamente noto in medicina. Volendo pensare in malafede, si può dedurre che il ministero della Salute abbia semplificato la procedura affidando la diagnosi a un questionario senza chiedere il parere delle commissioni medico legali evitando così scomodi ingorghi.

 

 

D - Cosa suggerirebbe al ministero di usare al posto del questionario?
R - Di coinvolgere gli specialisti, in questo caso gli otorinolaringoiatri, per avere un consulto adeguato a effettuare una diagnosi della malattia. Lasciando le cose così come sono si brucia una grande occasione per fare realmente medicina preventiva su una patologia il cui trattamento rende reale sia il miglioramento della qualità della vita che la salute delle persone, senza considerare il significativo risparmio economico dello Stato.

 

 

D - L'accento è stato posto soprattutto sulla sonnolenza alla guida. Quanto è reale il rischio?
R
- Le apnee notturne, oltre a raddoppiare la possibilità di incidenti sul lavoro e ridurre l’efficienza lavorativa, sono la causa di un quarto degli incidenti automobilistici gravi. In sintesi aumentano da 2 a 7 volte la possibilità di incidenti automobilistici, con una percentuale di mortalità doppia rispetto agli incidenti dovuti ad altre cause (11.4% contro il 5.62%).

 

 

D - Quali conseguenze ha la malattia?
R
- La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno arreca in primo luogo conseguenze alla salute come aumento del rischio di ipertensione, infarto ed ictus, obesità, diabete, insufficienza cardiaca, aritmie, reflusso gastroesofageo. Ma anche sulla qualità della vita perché provoca sonnolenza diurna, faticabilità, scarsa concentrazione, umore depresso, deficit di attenzione e della memoria. L'apnea è pericolosa perché è l'interruzione della respirazione oltre 10 secondi. Perché l'apnea si possa interrompere e il passaggio dell'aria riprendere è necessario che il cervello "si risvegli" anche se per pochissimi secondi (cosiddetti "arousals" o micro risvegli inconsapevoli). in questo modo il cervello non riposa.

 

 

D - E' molto diffusa la malattia?
R
- In Italia sono circa 2 milioni le persone affette da apnee ostruttive. Spesso sono inconsapevoli di questa diffusissima patologia come anche scarsa ne è la conoscenza tra i medici di base; solo in una percentuale molto bassa (4-7%) si è arrivati ad una diagnosi e ad un trattamento. Eppure si tratta di una patologia facilmente diagnosticabile che, se adeguatamente trattata, può essere completamente guarita.

 

 

D - Non è da sottovalutare anche in età pediatrica.
R
- Assolutamente no. Nei bambini, in cui le apnee notturne sono presenti nel 3-7% sono causa anche di disturbi comportamentali con iperattività, irritabilità, scarso rendimento scolastico, ritardo dello sviluppo psicofisico.

 

 

D - Come si cura?
R
- La prima strada per la terapia della sindrome è il dimagrimento per le persone obese o fortemente in sovrappeso. In seguito, la correzione della posizione del sonno, l’eliminazione delle sostanze eccitanti prima del sonno e di alcol e tabacco. Va detto che il 30% dei pazienti risolve il problema con la chirurgia ma che nell’attività clinica tendiamo sempre a consigliare inizialmente al paziente l’uso della CPAP che è un dispositivo meccanico, simile a una maschera, che aiuta il paziente nella respirazione durante il sonno. Se non lo tollera, o se il problema viene risolto solo in parte, si passa alla fase chirurgica. Proprio per le sue molteplici implicazioni sull’organismo l’approccio al Policlinico Tor Vergata è multidisciplinare poiché si avvale dell’otorinolaringoiatra, del neurologo, del cardiologo e dello pneumologo. Inoltre, quello del Tor Vergata è fra i tre centri di riferimento regionali, riconosciuti dall’AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno) per la cura delle patologie legate al sonno.

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