Ossa a rischio per troppi zuccheri nel sangue
Un uomo su 5 dopo i 50 anni ha nel proprio destino una frattura. Cosa facciamo per prevenire questa situazione? Si parlerà anche di questo al 7mo Skeletal Endocrinology Meeting che si svolgerà dal 17 al 18 settembre presso l'Università di Brescia. COSA E’ - Piuttosto diffusa tra le donne, l’osteoporosi è una condizione di perdita di massa ossea, diminuzione della quantità di tessuto osseo e conseguente fragilità con aumento del rischio di fratture. Purtroppo la condizione è asintomatica sino all’evento traumatico anche minimo che determina una frattura. RISCHIO - “Il diabete si conferma un importante fattore di rischio per alterazioni della massa ossea: questi pazienti mostrano un rischio doppio di incorrere in fratture” spiega il Prof. Andrea Giustina, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia e Presidente del Gioseg (Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group). “Ma c’è di più. Soprattutto i soggetti giovani con diabete di tipo 1 presentano un rischio molto più alto, di quasi 6 volte maggiore rispetto ai soggetti sani della stessa età con danni a carico di anca e femore, mentre per chi soffre del tipo 2, il rischio è di circa 1 volta e mezza. Altra novità: non ci sono evidenti differenze tra uomini e donne, ma nei maschi la consapevolezza è quasi assente. Inoltre i meccanismi con cui la patologia influisce sul metabolismo delle ossa sono profondamente diversi nei due tipi”. ANALISI - A sottolinearlo in modo “definitivo” è una recentissima metanalisi che ha preso in esame 21 ricerche (6milioni e 900 mila soggetti di cui 82mila con una storia clinica di fratture) pubblicata su Osteoporosis International di agosto. “Nel diabete di tipo 1 è alterata la capacità dell’osso di formare nuovo tessuto e la mancanza di neoformazione comporta un depauperamento osseo. Le ossa infatti sono un tessuto sottoposto ad un processo continuo dinamico di riassorbimento e produzione”, continua Giustina. “Nel diabete di tipo 2 invece la massa ossea spesso e’ normale (cosa che in passato si riteneva essere un vantaggio protettivo) ma ad essere compromessa è la qualità dell’osso. L’eccesso di zuccheri nel sangue infatti si lega alle proteine delle fibre collagene formando un agglomerato gelatinoso denso ma tutt’altro che resistente, anzi particolarmente fragile. A complicare il quadro si aggiunge il fatto che il diabete di tipo2 colpisce la popolazione anziana e si accompagna a complicanze neurologiche, vascolari, deficit visivi, problemi dell’orientamento e dell’equilibrio, sovrappeso. Sono allo studio anche ipotesi come l’influenza dell’Insulin-like Growth Factor e altre citochine infiammatorie sull’osso e proteine prodotte dalle cellule Beta del pancreas, che hanno una influenza sul materiale scheletrico e la sua composizione”. DONNE – La durata di malattia gioca un ruolo chiave: nelle giovani donne con diabete 1 da almeno 5 anni, il rischio di fratture aumenta di ben 12 volte rispetto alle donne sane. DIAGNOSI - Nei diabetici il percorso verso la diagnosi è complicato: lo scadimento dell’osso infatti non riguarda la quantità della massa ma la qualità delle cellule, aspetto spesso non identificato dalla diagnostica tradizionale. La diagnosi di queste forme ‘subcliniche’ avviene solo a danno avvenuto. Negli over 55 è necessario un grosso impegno di sensibilizzazione che faccia del pubblico maschile il suo target preferenziale di comunicazione. OVER 55 - Non è un caso che una frattura negli over 55 faccia prevedere un aumento del rischio di mortalità e declino funzionale: nei 12 mesi successivi al trauma si evidenzia una mortalità del 36% negli uomini e del 21% nelle donne. Non solo, perché anche le fratture in giovane età sarebbero un fattore prognostico negativo per la fragilità dello scheletro: se occorse tra i 20 e 50 anni sono associate ad un aumento del 74% di fratture dopo la boa dei 50.