«Difendere i fisioterapisti significa tutelare il paziente»

Anche quest’anno si celebra in tutto il mondo, nella giornata di oggi 8 settembre, il ruolo del Fisioterapista nella società. Un appuntamento che ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione al contributo di questa professione nella promozione della salute globale. E, in Italia, in prima linea c’è l’AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti) che, come spiega il Presidente Nazionale Antonio Bortone, «ha l’obiettivo di tutelare, da una parte il cittadino, e dall’altra la professione del fisioterapista, attraverso il riconoscimento giuridico-legale della sua figura, diventandone il garante in ambito istituzionale». Da anni rivendicate il diritto dei Fisioterapisti ad avere un proprio Ordine ed un proprio Albo professionale come avviene in tutti i paesi europei. Il DDL 1324 contiene la riforma degli ordini delle professioni sanitarie. Quali i vostri timori? «Questo è un disegno di legge che dovrebbe contemplare solo il completamento dell’inquadramento giuridico delle professioni già regolamentate, e invece, introduce altre figure nel perimetro protetto delle professioni sanitarie, la cui formazione non è universitaria ma di enti privati e non è omogenea sul territorio. E questo va a discapito, prima di tutto, del cittadino». Quali sono i problemi che riscontrate riguardo il percorso formativo? «Il nostro Paese, in confronto alla maggior parte della Comunità Europea, dove la formazione del fisioterapista è a ciclo unico e almeno quadriennale, prevede una formazione triennale. In questo senso l’Italia è davvero penalizzata, perché il tempo a disposizione è troppo poco per assicurare la qualità del percorso formativo». Quali le vostre proposte per arginare il problema? «Il 3 settembre abbiamo scritto formalmente al Ministro Giannini portando alla sua attenzione questa difficoltà e proponendo un DDL per la laurea magistrale a ciclo unico quinquennale secondo i parametri della Comunità Europea. Vede, oggi le università fanno delle vere e proprie acrobazie per garantire tutti i contenuti previsti nel percorso di base. Il ventaglio delle competenze è talmente vasto, da quello ortopedico a quello neurologico dell’età adulta e infantile, fino a quello respiratorio, da richiedere una formazione adeguata». Come fa un cittadino a riconoscere un professionista vero? «Purtroppo, questo è il punto dolente del nostro sistema. Sono anni che peroriamo la richiesta dell’istituzione dell’ordine professionale, un albo che garantirebbe al cittadino di verificare, anche attraverso la consultazione del curriculum, chi si trova di fronte. È dal 1999 che l’ordine è giuridicamente atteso e che attendiamo che si completi l’iter giuridico. Nel 2006 le professioni sanitarie sono state riconosciute come regolamentate e certificate e, ad oggi, non c’è ancora un albo. Tutto ciò è scandaloso». L’8 settembre è la giornata mondiale della fisioterapia. Quali sono gli obiettivi in questo momento? «Lo slogan di quest’anno è "Adattare per partecipare". L’obiettivo è quello di puntare sull’empowerment dell’individuo, in modo tale che il paziente conquisti quell’indipendenza necessaria alla vita comune. Inoltre, puntiamo molto sul "FisioDay", previsto sabato 13 settembre, una giornata di apertura straordinaria degli studi fisioterapici dove sarà possibile recarsi per un consulto gratuito».