Due eccellenze e un obiettivo: l’occhio

Un cambio di mentalità per essere al passo con i tempi ma soprattutto per garantire un’assistenza sanitaria sempre più all’avanguardia. Tasto dolente i conti economici, di cui, Stato e Regioni devono sempre tener conto. In particolar modo la Regione Lazio da anni con bilanci in rosso alla voce «sanità». Anche quando si tratta di una sanità di «nicchia», altamente specializzata nella ricerca e nelle cure delle patologie oculari come la Fondazione Bietti, ideata e presieduta dal 1984, dal prof. Mario Stirpe. Sarà per il suo spirito da «cittadino del mondo» che l’oculista romano di fama mondiale è perfettamente consapevole che non si può contare sulla Stato, e quindi sulla Regione, per l’erogazione di risorse da destinare alla ricerca anzi, e neanche sulla politica troppo «provvisoria». Un fatto è certo, mentre la gente chiede risposte sanitarie e assistenza, alle istituzioni sfugge il concetto economico della ricerca scientifica, un bene primario capace di creare sviluppo ed attrarre investimenti. Per questo la Fondazione Bietti, dal 2005 IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a carattere Scientifico), monotematico, ovvero, specializzato in oftalmologia, annuncia la trasformazione della sinergia con la Fondazione Roma presieduta dal prof. Emmanuele Emanuele in una partecipazione effettiva del 51%. «Si apre così un rapporto ufficiale con la Fondazione da anni prodiga di consigli e finanziamenti per il nostro Irccs - spiega il professor Stirpe - che spero sia un esempio anche per gli altri. Di sicuro lo è all’estero: sono stato già chiamato dalla Columbia University per una conferenza che spieghi questo rapporto perché negli Usa, le fondazioni non entrano in strutture pubbliche. E neanche in Europa». Professore è stata una scelta dolorosa? «Non dolorosa ma necessaria. Del resto non bastano i fondi del Ministero che preferisce finanziare la ricerca finalizzata a quella corrente riducendo le risorse dal 75% al 55%. Un sostegno sempre più ridotto nell’arco di dieci anni per cui noi, essendo nati prima come Fondazione, abbiamo sempre cercato dai privati fondi per sostenere il nostro lavoro». Quali sono stati i primi rapporti? «Gli enti ci hanno dato aiuti ma in modo discontinuo e poi, oggi con la crisi generale, è difficile trovare finanziamenti. All’inizio abbiamo sviluppato un bel rapporto con l’industria Fidia, che produceva medicinali e in particolare uno per l’oftalmologia. Il vantaggio è stato reciproco. Poi le industrie italiane sono state assorbite dalle multinazionali quindi i rapporti si sono complicati». Quindi oggi? «Oggi il rapporto con le industrie è rimasto nei Trials clinici internazionali». Altri sostenitori? «Abbiamo laboratori finanziati da Acea e Assocurazioni Generali». Insomma, l’Irccs Fondazione Bietti, eccellenza italiana per i nostri occhi, può contare su un’eccellente «socia», Fondazione Roma, a garanzia di un futuro più sereno.