follie a pedali
Gualtieri sogna la "bicipolitana" e dimentica i pasticci passati
Il Campidoglio non arretra neanche di fronte all’evidenza che le ciclabili realizzate finora sono folli e impossibili persino per i più esperti. I romani correranno comunque in bicicletta. Lo hanno ribadito giovedì scorso il sindaco, Roberto Gualtieri, e l’assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patanè. Insieme hanno presentato il Biciplan, il piano con orizzonte decennale che prevede di arricchire la rete delle due ruote ecologiche di 51 nuovi tracciati per ulteriori 142 chilometri, e rilanciato l’obiettivo di trasformare la Capitale in una «bicipolitana». Peccato che la sfida della sostenibilità raccolta dal Comune si sia scontrata quasi sempre con l’impatto dei percorsi ciclopedonali sul territorio e che Roma Capitale sembra essersene già dimenticata. Dai Parioli all’Eur, passando per Monteverde fino al Tufello, troppo spesso le piste si sono rivelate labirinti di paradossi ed errori di calcolo. A partire da quella in via Panama, la cui realizzazione ha causato il taglio dei parcheggi, il restringimento della carreggiata e l’aumento del traffico. Al Flaminio nessuno si è scordato delle criticità emerse per la pista in via Guido Reni. In quel caso, oltre alla sparizione di 240 stalli, a far indignare i residenti è stato il fatto che il tracciato finisce contro un muro. Rosso di rabbia si è mostrato anche chi vive in viale Oceano Atlantico, all’Eur, dove la ciclovia ha reso necessaria la diminuzione dei parking e costretto i ciclisti stessi a manovre pericolose.
Non meno feroci sono state le critiche dei romani per il tracciato di via Virginia Agnelli, a Monteverde, che costringe ad aggirare le fermate dei bus e ostacola l’accesso alle abitazioni private oltre a mettere in pericolo persone con disabilità a causa di rampe non adeguate. Simbolo di questa follia "a due ruote" anche il percorso di via Monte Cervialto, al Tufello, dove i tombini non sono a livello e parte della pista viene occupata dai banchi del mercato. Il quadro non migliora in via Gregorio VII, dove la ciclabile viene interrotta da distributori, passi carrabili, e cassonetti. Il pasticcio è stato servito anche in viale dei Quattro Venti, dove chi va in bici rischia di schiantarsi contro un muro. La situazione peggiora in via Pineta Sacchetti, nei pressi del Policlinico Gemelli: qui il tracciato restringe la strada al punto da intrappolare le autoambulanze nel traffico. In via Marcantonio Colonna, invece, è bastato un bus fermo per paralizzare la circolazione: la carreggiata troppo stretta ha costretto il Comune a introdurre un senso unico alternato. Non è andata meglio in viale Pretoriano, dove sezioni di tracciato sono ormai sbiadite e difficili da visualizzare. Roma Capitale, insomma, ha voluto la bicicletta, ma non ha ancora imparato a pedalarla. E il precedente è sempre misura dell’affidabilità dei progetti futuri. «Ciò che indigna è la distanza tra la progettazione e le reali esigenze dei territori. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: proteste, manifestazioni e, in alcuni casi, la necessità di intervenire per correggere gli errori», ha tuonato l’esponente della Lega, Daniele Giannini. (Ha collaborato Massimiliano Gobbi)