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Maltempo, l'Aurelio si ribella: "Qui si allaga sempre. I pozzetti li liberiamo noi"
«Bastano pochi minuti di pioggia, si allaga la strada, i clienti non riescono a entrare e l’attività si ferma». Alla pasticceria Tiramisù, civico 428 di via Aurelia, lo ripetono da anni, esasperati, ma nessuno sembra ascoltarli: «Il tombino continua a non funzionare». Giovedì il nubifragio che si è abbattuto su Roma, con fulmini, allagamenti, alberi caduti e oltre 120 interventi dei vigili del fuoco, per chi lavora all’angolo con la circonvallazione Aurelia ha avuto lo stesso risultato di sempre: tanti disagi e il marciapiede sommerso. Il giorno dopo, osservando il pozzetto davanti all’attività non c’è una goccia d’acqua, solo un blocco compatto di terra e sporcizia. I dipendenti rispondono al disagio con l’ironia: «Un po’ di tempo fa, in quell’angolo di strada si era aperta una voragine, la cosa positiva è che funzionava da scolo. È stato l’unico momento in cui la pioggia non si è accumulata davanti all’ingresso».
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Un portone più in là, al ristorante Sora Pia, Sabrina, 70 anni, va indietro con la memoria: «Vivo in questa zona da quando sono nata e non ricordo un giorno in cui le caditoie abbiano funzionato». E la manutenzione? «Quella non l’ho mai vista fare. Cambiano i colori politici, cambia chi va al Campidoglio, ma i tombini restano otturati».
Spostandosi su via della Stazione Aurelia, a pochi minuti di distanza, la scena è la stessa e, raccontano i residenti, di chi si dovrebbe occupare delle caditoie non c’è traccia: «Non è stato un fenomeno improvviso, i disagi sono sempre gli stessi ogni volta che piove». All’angolo con via dei Bevilacqua alcune auto erano sommerse fino all’altezza degli specchietti. «Io e altri automobilisti abbiamo preso la strada in contromano per andare via, non era possibile passare», racconta Gioia mentre porta a spasso il cane nella strada ancora umida e bagnata.
Una situazione caotica che ha visto lavoratori e residenti unire le forze per cercare di coordinare il traffico e rimuovere la spazzatura che ha contribuito ad otturare i canali di scolo. A provare a risolvere la situazione, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco, sono stati i dipendenti delle attività lì intorno. Armati di bastoni e sommersi fino alla vita hanno tentato di sturare i pozzetti da soli. Un ultimo tentativo per rendere la strada, ormai trasformata in un lago, nuovamente percorribile. A pagare il conto più salato la Mercedes di Claudio Falotico, lavoratore del negozio d’abbigliamento Intsyde: «Volevo evitare i disagi del maltempo uscendo alle quattro del pomeriggio. Tre ore dopo mi sono ritrovato su un carroattrezzi con l’auto rovinata a causa dell’acqua. I danni? Li deve ancora valutare il meccanico». E se lo scorso giovedì il maltempo è stato eccezionale, i tombini invece sono rimasti fedeli al loro malfunzionamento, con o senza nubifragio.